sabato 22 dicembre 2007

LITURGIA DEL REGALO NATALIZIO

LITURGIA DEL REGALO NATALIZIO



Si comincia la cerimonia subito dopo il pranzo del 25. Negli ambienti più raffinati tuttavia si preferisce scegliere la notte del 24, dopo il cenone.
La distribuzione e lo spacchettamento dei regali è l’atto finale che dà un tocco a tutto il resto. Il regalo ha come protagonisti il donatore e il ricevente, circondati da un pubblico familiare di spettatori che via via diventeranno anch’essi protagonisti, rispettivamente nei due ruoli.
Il regalo va rigidamente incartato in confezione con fiocchetto, poiché la confezione è la barriera finale che si frappone tra la sorpresa e la banalità. E il regalo deve comunque sorprendere, nel bene e nel male, per meraviglia o per delusione.
E’ importante la lettura dello sguardo e l’analisi dei gesti: all’interno di una barriera di apparente impenetrabilità emotiva bisogna saper leggere ogni minima sfumatura del viso e dello sguardo. Se si tratta di un regalo di scarso valore il donatore cercherà di consegnarlo con apparente disinvoltura, quasi a nascondere l’imbarazzo, ma se il pezzo vale un bel po’ di quattrini, esso verrà offerto con un sorriso appena celato di soddisfazione, che si incrocia con una lettura del viso, del tipo: “Vedi quanto mi sei costato?”
Il momento successivo è quello dello scartamento, che deve avvenire lentamente, quasi si sfogliassero le cinque carte da poker. Bisogna intanto osservare lo sguardo di sufficienza del donatore, che sa di cosa si tratta, e quello di malcelata curiosità del ricevente. Il colmo della situazione si verifica se anche il ricevente conosce il regalo, magari perché l’acquisto è stato concordato: egli deve obbligatoriamente fingere di non conoscerlo. Un colpo finale all’ultimo lembo di carta mostrerà infine il regalo in tutto il suo splendore, e sarà d’obbligo fare un sorriso di gratitudine, un “Ohhh” di meraviglia e un commento finale: “E’ bellissimo!!!, mi piace, mi serviva, mi mancava, ci voleva!!!”
Segue il momento del ricambio e quindi l’inversione del gioco delle parti: il ricevente, diventato donatore, mette mano al suo regalo con un sorrisetto di superiorità, se si tratta di un regalo migliore, rispetto a quello ricevuto, o con uno sguardo quasi mortificato, quasi a dire “non ho potuto far di meglio”, se invece il suo regalo è più scarso. In tutto questo i presenti esternano la loro partecipazione, osservando con attenzione, commentando e lasciando intravedere negli sguardi una montante libidine per la partecipazione a una cerimonia che, per disgrazia o per fortuna, si ripete solo una volta l’anno, ma a cui non bisogna arrivare impreparati. In taluni casi, per decidere l’ordine di distribuzione, si ricorre al sorteggio.
Si comincia con il più anziano di casa, solitamente nonno o nonna: si tratta dei regali più difficili, quelli che fanno “sfirniciare”, poiché i nonni hanno già tutto e sono refrattari alle innovazioni tecnologiche tipo lettore DVD, videofonino, agenda palmare, macchina fotografica o telecamera digitale: restano solo dopobarba, cravatta, portafogli, cintura, fasciacollo per lui e scialle, ciabatte, profumo, stella di natale e qualche altra carabattola per lei. Si passa poi a papà e mamma, che hanno dato ai ragazzi i soldi affinché comprassero il regalo per loro e per gli altri. Si scende ai fratelli e infine ai più piccoli, distrutti dalla lunga attesa. Attenzione, al regalo non può sfuggire nessuno. Se qualcuno è assente per fuga, per nausea o perché invitato altrove, il regalo sarà gelosamente conservato e consegnato al rientro del latitante. Se alla cerimonia presenziano venti persone, ognuno è destinatario e offerente, cioè dovrà regalare diciannove regali e riceverne altrettanti, il tutto per un totale di 361 pacchi-regalo. Da qualche anno è invalsa anche la moda del doppio regalo, quasi per raddoppiare lo stupore di chi riceve e il senso di potenza di chi offre.
Alla fine di questo allucinante cerimoniale, i sopravvissuti porteranno via i doni, lasciando ai padroni di casa sacchetti, carte da imballo, fiocchetti e laccio-nastrino: qualcosa di tutto ciò potrà magari servire per la prossima cerimonia, nel corso della quale bisognerà dettagliatamente ricordarsi che cosa è stato regalato e che cosa si è ricevuto, sia per evitare brutte figure, sia per pareggiare i conti. Allora, tutti pronti per l’inizio della cerimonia?
(SALVO VITALE)

sabato 27 ottobre 2007

PETIZIONE MAURO ROSTAGNO



IL CSI vi invita a sottoscrivere la petizione per mauro Rostagno.


visitate il sito e firmate la petizione per mauro:

http://www.petitiononline.com/permauro/petition.html






Di seguito il testo della petizione per sapere finalmente la verità sulla morte del giornalista Mauro Ristagno:


Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - Presidente del Senato Franco Marini - Presidente della Camera Fausto Bertinotti - Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Francesco Forgione - Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso
Trapani, 26 settembre 2007 Sono passati ben 19 anni dalla morte di Mauro Rostagno e ai cittadini di questa Repubblica è stato finora negato il diritto di conoscere la verità su quell'omicidio. Le indagini condotte dagli inquirenti non hanno prodotto alcun risultato. Né si notano attività investigative che fanno sperare nel prossimo futuro. La sensazione è che non sia stato fatto ciò che si poteva e si doveva fare. In questi lunghi anni le attività investigative sono state caratterizzate, per una certa fase, da errori, omissioni ed anche depistaggi; per concludersi con una sostanziale inattività. I cittadini non sono in grado di determinare quanti e quali di questi comportamenti siano da addebitare a complicazioni oggettive, a scelte precise, a errori o ad incompetenza; ma avvertono che tutto ciò è gradito ai poteri occulti politico-mafiosi locali e nazionali. Quei poteri che hanno scelto di togliere di mezzo Mauro Rostagno perché la sua attività dava fastidio. In tutti questi anni si sono succedute le commemorazioni per Mauro e in ciascuna di queste occasioni una sola è stata la richiesta avanzata da tutte le componenti della società civile: fate qualcosa! Andate avanti con le indagini per scoprire sicari e mandanti, per svelare compiutamente le ragioni precise di questo atto infame! E questo non solo per l'amore che nutriamo nei confronti della persona Mauro Rostagno, che pure basterebbe; ma principalmente per fare un passo avanti nella guerra contro l'orrida bestia mafiosa. Quest'anno, proprio in occasione dell'anniversario della morte di Mauro, abbiamo registrato una novità. Nel corso di uno speciale giornalistico di un'emittente locale, il Procuratore Ingroia e il Capo della Squadra Mobile di Trapani Linares - persone che hanno dato sin qui prova di grandi capacità professionali e, dunque, particolarmente credibili -, hanno spiegato entro quale quadro investigativo loro pensano debbano essere svolte le indagini, esprimendo una sostanziale fiducia sulla possibilità di ottenere degli apprezzabili risultati. In particolare il Capo della Squadra Mobile si è detto convinto che, nonostante il tempo trascorso, sarebbe possibile giungere alla verità sull'omicidio Rostagno, qualora fosse costituito un gruppo di validi investigatori, dotati delle necessarie risorse, a cui venga assegnato il compito di svolgere indagini specifiche. Noi non sappiamo a chi compete una scelta come questa, né comprendiamo quali siano i risvolti organizzativi e burocratici di una scelta come questa. Abbiamo interpretato, però, queste parole come uno squarcio di luce e di fiducia in una vicenda, sinora, piena soltanto di oscurità. Ci rivolgiamo a Voi, alte cariche della nostra Repubblica, a Voi che siete competenti per ruolo istituzionale, affinché queste parole vengano valutate attentamente e si faccia ciò che non è stato fatto sino ad oggi. Ricordiamo che la stessa oscurità, gli stessi depistaggi, avevano avvolto l'omicidio di Peppino Impastato, e che anche grazie all'intervento della Commissione Parlamentare Antimafia e ad un clima generale più favorevole, si è potuti giungere ad una verità giudiziale che confermava la verità gridata dai compagni di Peppino sin dal primo momento dopo l'omicidio. E' stato detto senza scanso di equivoci che basta un ordine della magistratura, l'impegno degli uomini politici e la richiesta della società civile. Noi, società civile, intendiamo fare fino in fondo la nostra parte. Oggi rivolgiamo questo appello alla politica e alla magistratura affinché si faccia uno sforzo per fare di più e meglio. Per ridare ai cittadini fiducia nelle istituzioni repubblicane. Questa è la nostra volontà. Questo è il nostro sogno.



promotori:

Associazione CIAO MAURO ARCI Circolo Agorà Arciragazzi Ass. La Mongolfiera Associazione Città Futura CGIL ASSOCIAZIONE DELLA STAMPA Trapani BASKET TRAPANI FEDERAZIONE ITALIANA NUOTO Prov. Trapani FEDERAZIONE ITALIANA PALLAVOLO Prov. Trapani LIBERA Associazioni nomi e numeri contro le mafie MeetUp Amici di Beppe Grillo Trapani Associazione SAMAN

martedì 23 ottobre 2007

La prima azienda italiana si chiama "MAFIA"


La Prima azienda italiana si chiama "Mafia spa"


e ha un fatturato annuo di 90 miliardi di euro: il 7% del Pil, pari a cinque manovre finanziarie ed otto volte il Tesoretto. E' quanto emerge dal rapporto Sos impresa della Confesercenti sulla criminalità, presentato questa mattina a Roma, in cui si sottolinea che usura e racket - con 40 miliardi di fatturato - costituiscono il principale business per le associazioni mafiose."Dalla filiera alimentare al turismo, dai servizi alle imprese a quelli alla persona, dagli appalti alle forniture pubbliche, al settore immobiliare e finanziario - afferma il rapporto - la presenza della criminalità organizzata si consolida in ogni attività economica". Cresce il condizionamento esercitato delle organizzazioni criminali di stampo mafioso nel tessuto economico del Paese - prosegue la ricerca -. "Mafia Spa" si conferma la prima azienda italiana, il cui fatturato è alimentato da estorsioni, usura, furti e rapine, contraffazione e contrabbando, imposizione di merce e controllo degli appalti. I commercianti, gli imprenditori subiscono 1300 reati al giorno, praticamente 50 l'ora, quasi uno al minuto".Nella mappa del pizzo Catania è una “zona rossa”. A rappresentare la città, nella quale “la presenza mafiosa è capillare” e “il pizzo si paga a tappeto”, hanno partecipato i vertici della Confesercenti di Catania e una delegazione dell’Associazione antiracket antiusura etnea.“In Sicilia - anticipa il rapporto che sarà presentato a breve nella città etnea - sono colpiti 50 mila commercianti e l’80% dei negozi a Catania e Palermo”. “Questi dati - afferma il direttore Confesercenti Alberto Sozzi - diventeranno per noi uno strumento di lavoro per diffondere le informazioni sulla nostra attività e migliorare sempre di più il rapporto con la magistratura e le forze dell’ordine”.Tra l'altro emerge anche che la mafia a Palermo impone un pizzo mensile più esoso rispetto a quello della Camorra a Napoli. Per un negozio nel capoluogo siciliano il racket pretende dai commerciante dai 200 ai 500 euro al mese contro i 100 o 200 della città partenopea. Se l'attività commerciale è di "lusso" e si trova in centro città, la richiesta minima degli estorsori è di 750 euro a Palermo e di 500 euro a Napoli.E' invece di ben 2.000 mila euro la differenza della somma imposta dal racket delle estorsioni ai gestori di supermercati: 5 mila euro a Palermo, 3 mila euro a Napoli. Secondo il rapporto di Confesercenti in Sicilia e in particolare a Palermo e Catania il racket riceve denaro dall'80 per cento dei commercianti. (lasicilia)

domenica 21 ottobre 2007

La legge Levi-Prodi e la fine della Rete

La legge Levi-Prodi e la fine della Rete

... dal Blog di Beppe Grillo apprendiamo e ...ci associamo...Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.Il 99% chiuderebbe.Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili. Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.Ps: Chi volesse esprimere la sua opinione a Ricardo Franco Levi può inviargli una mail a : levi_r@camera.it

giovedì 11 ottobre 2007

CONSIGLIO STRAORDINARIO IERI SERA SULLA PROBLEMATICA ACQUA



CONSIGLIO STRAORDINARIO IERI SERA SULLA PROBLEMATICA ACQUA

E’ tornato a riunirsi ieri pomeriggio il Consiglio Comunale di Mazara del Vallo, in sessione straordinaria, per affrontare le problematiche dell’acqua a Mazara. Si tratta di una riunione sollecitata dal Consigliere Anna Certa, e condivisa da tutto il Consesso Civico mazarese, per fare chiarezza sulla vicenda acqua e per dare le corrette informazioni ai cittadini. Alla seduta hanno preso parte il Dott. Eugenio Cottone, Presidente dell’Ordine dei Chimici di Palermo e Trapani e responsabile regionale per l’area chimica di Legambiente regionale; il Sig. Rino Giacalone, Presidente del Comitato Civico del Trasmazzaro; la Dott.ssa Maria Sinacori, Ufficiale Sanitario del Comune di Mazara; rappresentanti del comitato studenti imbattibili.

Le forze politiche presenti in Consiglio hanno affrontato il tema dell’emergenza acqua in tutti i suoi aspetti. I Consiglieri Comunali, tra le altre cose, hanno chiesto al Sindaco Macaddino a che punto sta il piano di intervento programmato per il rientro del parametro nitrati. Hanno, inoltre, sollecitato un monitoraggio del sottosuolo della Citta’e controlli di routine anche per capire chi e cosa ha provocato la presenza dei nitrati nell’acqua.

Il Sig. Rino Giacalone, a nome del Comitato Civico Trasmazzaro, ha chiesto alla Giunta Comunale la soluzione definitiva del problema e maggiore attenzione sul territorio. Ha, inoltre, proposto, anche per le Amministrazioni successive, l’istituzione di un assessorato sull’acqua per gestire in maniera diversa le risorse idriche, attraverso anche mezzi e personale adeguato.

Il Dott. Eugenio Cottone, invitato all’adunanza per cercare di dare un contributo alla risoluzione della questione, ha aperto il suo intervento facendo una distinzione tra uso domestico e uso potabile dell’acqua. L’esperto, nel corso del suo intervento, ha dichiarato “che nella Citta’ di Mazara ci sono le condizioni, con tutta tranquillita’, di risolvere il problema della presenza dei nitrati nell’acqua”. “E’ necessario, ha proseguito Cottone, eseguire una bonifica del territorio a carico, comunque, del sistema regionale”.

Il Sindaco Giorgio Macaddino ha ripercorso le tappe della vicenda, elencando le iniziative gia’ intraprese dall’Amministrazione e quelle da intraprendere per chiudere definitivamente la vicenda. Il Primo Cittadino ha riferito sullo stato dell’arte del piano di intervento programmato per il rientro del valore del paramentro nitrati, consistente nella miscelazione delle acque provenienti dai tre pozzi ramisella con l’acqua proveniente dai pozzi di busalotto, ferla e campo di tiro a volo con bassa concentrazione di nitrati. Il piano di rientro, prevede l’ordinanza di deroga, deve essere effettuato entro il 31 Dicembre.

l’Ufficiale Sanitario, Dott.ssa Sinacori, ha ribadito, infine, “Che è consentito l’utilizzo per l’uso potabile dell’acqua proveniente dall’acquedotto di Ramisella. Non puo, invece, essere impiegata per l’alimentazione dei neonati e dei bambini fino ad un anno, per l’uso abituale come bevanda di soggetti debilitati e con patologie ematiche.

venerdì 28 settembre 2007


"TAVOLO TECNICO “SITUAZIONE IDRICA”

Città di Mazara del Vallo
Ufficio Stampa

Comunicato Stampa n. 270 del 27 Settembre 2007

Si è riunito oggi pomeriggio al Palazzo di Città il tavolo tecnico sulla “situazione idrica” del Comune di Mazara del Vallo, convocato dal Sindaco Giorgio Macaddino. Vi hanno preso parte, per l’Amministrazione: il Sindaco Macaddino, l’Assessore comunale ai Lavori Pubblici Ignazio Figuccia, il dirigente del settore Lavori Pubblici Baldassare Campana, il responsabile del servizio idrico, Piero Giacalone.
Per il Consiglio Comunale: il Presidente Gianpiero Giacalone, alcuni capigruppo consiliari.
Per il Comitato Studenti Imbattibili: Giacomo Anselmo, Angela Anselmo.
Per il Comitato Civico “Trasmazaro”: il presidente Rino Giacalone, Pasquale Carpinteri ed il consulente legale Fabrizio Torre.
Ha partecipato ai lavori, inoltre, il Dirigente Sanitario Responsabile dell’U.O.T. del Dipartimento di Prevenzione (Ufficio Igiene Pubblica di Mazara del Vallo), dott.ssa Sinacori.
Il Sindaco, in apertura d’incontro, ha ringraziato tutti i partecipanti per l’accoglimento dell’invito, ed ha ripercorso le tappe della vicenda, dalla rilevazione del problema relativo all’alterazione del valore di nitrati, all’ottenimento della deroga.
Ha inoltre ribadito che da parte dell’Amministrazione c’è il massimo impegno per la risoluzione definitiva e positiva della problematica, preannunciando la firma di due ordinanze urgenti e contingibili, con un impegno finanziario di circa 300.000 Euro per consentire la miscelazione dell’acqua proveniente dal pozzo di Ramisella con acqua proveniente da altri pozzi con valori di nitrati di molto inferiori alla norma.
I rappresentanti del Comitato Studenti Imbattibili e del Comitato civico per il Trasmazaro hanno chiesto che ognuno, per le sue competenze, si assuma la responsabilità di parlare con chiarezza ai cittadini rendendoli definitivamente consapevoli del comportamento da tenere rispetto alla fruizione dell’acqua.
In un clima distensivo, i Comitati hanno registrato la disponibilità del Sindaco a soddisfare le superiori richieste, con l’ausilio dell’Ufficiale Sanitario che, dal canto suo, assumendosi ogni responsabilità: ha ribadito in maniera chiara “Che è consentito l’utilizzo per l’uso potabile dell’acqua proveniente dalla rete idrica comunale servita dall’acquedotto di Ramisella (quartieri Tonnarella e Trasmazaro).L’acqua proveniente dall’acquedotto di Ramisella non può essere impiegata per l’alimentazione dei neonati e dei bambini fino ad un anno, per l’uso abituale come bevanda di soggetti debilitati e con patologie ematiche.

Il tavolo tecnico sulla “situazione idrica” ha concordato che alla luce della delicata situazione appare opportuno instaurare un clima di serenità, fermo restando le valutazioni esternate dal Comitato Studenti Imbattili e dal Comitato civico per il Trasmazaro che rimangono vigili e attenti sull’evoluzione della vicenda.

Il tavolo si aggiornerà in maniera ciclica per seguire insieme il cronoprogramma degli interventi ai fini della auspicata, definitiva risoluzione del problema.




L’Ufficio Stampa

martedì 25 settembre 2007

Il C.S.I. è stato invitato a far parte del tavolo tecnico istituito dal sindaco per la situazione idrica di mazara


Città di Mazara del Vallo
Ufficio Stampa

Comunicato Stampa n. 264 del 25 Settembre 2007

IL SINDACO ISTITUISCE TAVOLO TECNICO “SITUAZIONE IDRICA”

Giovedì 27 settembre alle ore 16, nella sala Giunta del Palazzo dei Carmelitani, il Sindaco Giorgio Macaddino ha convocato un tavolo tecnico sulla “situazione idrica”. Oltre ai rappresentanti dell’Amministrazione: il Sindaco Giorgio Macaddino, l’Assessore comunale ai Lavori Pubblici Ignazio Figuccia, il dirigente del settore Lavori Pubblici Baldassare Campana, sono invitati a partecipare il Presidente del Consiglio Comunale, i Capigruppo consiliari, il Dirigente Sanitario Responsabile dell’U.O.T. del Dipartimento di Prevenzione (Ufficio Igiene Pubblica di Mazara del Vallo), dott.ssa Sinacori, due rappresentanti del Comitato Studenti Imbattibili e due rappresentanti del Comitato civico “Trasmazaro”.


Si allega nota integrale inviata per conoscenza al Prefetto di Trapani.

NOTA:
A seguito del rilevamento di valori di nitrati superiori alla norma, con particolare riferimento al pozzo n. 1 di Ramisella.

Visto il D.D.G. n. 1652 del 03/08/2007, pervenuto al Comune di Mazara del Vallo in data 28/08/2007 e pubblicato nella G.U.R.S. n. 42 del 07/09/2007, con il quale la Regione siciliana – Assessorato per la Sanità – Dipartimento Ispettorato Regionale Sanitario, autorizza all’utilizzo, in deroga delle acque in distribuzione potabili per l’approvvigionamento idrico dei quartieri (Trasmazaro e Tonnarella) per un valore massimo ammissibile di 90 mg/l di Nitrati non oltre il 31 Dicembre 2007.

Considerato che lo stesso D.D.G. n. 1652 del 03/08/2007 fa obbligo al Sindaco del Comune della Città di Mazara del Vallo, di concerto con la AUSL n. 9 territorialmente competente, di informare la popolazione circa i rischi derivanti dal consumo di tale acqua.

Considerato che a tale obbligo si è ottemperato nei termini di legge.

Considerato che, nonostante i provvedimenti posti in essere, si rende necessario coinvolere in maniera più diretta la popolazione sui percorsi intrapresi per la risoluzione definitiva e positiva della problematica

Considerato che alcuni cittadini residenti nella zona Trasmazaro, si sono costituiti in Comitato.


E’ intendimento dell’Amministrazione Comunale istituire un tavolo tecnico sulla “situazione idrica”, a cui sono chiamati a partecipare rappresentanti dell’amministrazione comunale, dell’associazionismo e del comitato “Trasmazaro”. Tale tavolo, ai fini della sua formale costituzione è convocato per giovedì 27 settembre alle ore 16,00 presso la sala Giunta del Palazzo dei Carmelitani. ”. Oltre ai rappresentanti dell’Amministrazione: il Sindaco Giorgio Macaddino, l’Assessore comunale ai Lavori Pubblici Ignazio Figuccia, il dirigente del settore Lavori Pubblici Baldassare Campana, sono invitati a partecipare il Presidente del Consiglio Comunale, i Capigruppo consiliari, il Dirigente Sanitario Responsabile dell’U.O.T. del Dipartimento di Prevenzione (Ufficio Igiene Pubblica di Mazara del Vallo), dott.ssa Sinacori, due rappresentanti del Comitato Studenti Imbattibili e due rappresentanti del Comitato civico “Trasmazaro”.
IL SINDACO
(Giorgio Macaddino)

venerdì 21 settembre 2007

Lettera aperta al Sindaco di Mazara sulla vicenda Bertolino


Egregio signor sindaco, in una recente intervista televisiva lei ha dichiarato che insieme al presidente del Consiglio avete sconfitto la Bertolino tramite una audizione, nell'ottobre 2004 presso la commissione nazionale Antimafia presieduta dal Sen, Roberto Centaro ( non Centauro).Se questa vicenda fosse realmente chiusa, io che dal 1998 ininterrottamente, porto avanti insieme a migliaia di mazaresi, la resistenza a questo tentativo di invasione megaindustriale sarei veramente felice.Purtroppo questa sua affermazione, a leggere tutti gli atti resi pubblici fino ad oggi dall'Amministrazione Comunale, risulta totalmente falsa. Oggi nessuno è in grado di dire che la vicenda è definitivamente chiusa. Ad esempio, è ancora in discussione presso la CGA di Palermo una causa per risarcimento danni intentata dalla Sig.ra Bertolino contro il Comune di Mazara con una richiesta di tre o quattrocento miliardi delle vecchie lire.Ad ogni buon conto, sappia sig. Sindaco che: - nel gennaio 2004 l'allora assessore prof. Siragusa di concerto con l'assessore Ing. Vilardo avevano attivato, presso il Ministero delle Attività Produttive, i giusti canali affinché quel famoso finanziamento venisse revocato. - il 25.02.2004, lo Ministero aveva iniziato la procedura per la revoca delle agevolazioni; - nell'aprile 2004 il Comitato Studenti Imbattibili aveva consegnato alla suddetta Commissione Antimafia un voluminoso dossier sulla vicenda - il 2 dicembre 2004 con DM n. B2/RC/9/133012 il finanziamento venne revocato.Nel frattempo lei era stato eletto sindaco. Questo suo millantato credito, offende tutti quelli che dal 98 ad oggi hanno combattuto e continuano a combattere questa guerra di resistenza. Le Amministrazioni: D'Alfio, Grimaudo e Vella ed i consigli comunali del tempo si sono sempre opposti alla realizzazione del megaimpianto industriale della Bertolino riuscendo a bloccare temporaneamente l'iter della vicenda. Se la sua vittoria risale all'ottobre 2004, perché l'undici febbraio 2005 davanti al Museo del Satiro siamo stati gentilmente "sgomberati" da trecento poliziotti in tenuta antisommossa? Lei non e era con noi quel giorno! Lei non ha saputo o voluto utilizzare la forza politica che le dava un corteo di diecimila persone organizzato il 16 aprile 2005 dal CSI. Dopo quella data, lei ha incontrato tantissime volte in feste e cene varie il Governatore Cuffaro, e si è guardato bene dall'intavolare con Lui un discorso sulla Bertolino. Mai ha dato seguito alle reiterate richieste del C.S.I. affinché si organizzasse un incontro con il Governatore.Noi mazaresi siamo veramente curiosi di sapere come, quando e dove la vicenda Bertolino è stata chiusa.Sempre disponibile ad un pubblico dibattito su questa vicenda.

Prof. Giacomo Anselmo

mercoledì 12 settembre 2007

il terreno della distilleria bertolino a campobello di mazara dopo lo scarico

foto 1

foto 2
foto 3



foto 4


foto 5








COMUNE DI CAMPOBELLO DI MAZARA
Provincia Regione di Trapani


-A SE. il Prefetto di Trapani
-AIl’Ass.EL.LL
-Agli organi di stampa loro sedi


I sottofirmatari Consiglieri Comunali di Campobello di Mazara: Vito Firreri (F.I.), Giovanni Palermo (A.N.), Pietro Masaracchio (MPA), Giovanni Schepisi (indipendentE A.N.) in ordine alla seduta del Consiglio del 20/08/2007 fanno presente quanto segue:
Caravà e la sua maggioranza con il voto contrario alla mozione presentata dall’opposizione, dove si chiedeva l’impegno da parte di questo Sindaco a costituirsi parte civile in un eventuale procedimento penale contro la Distilleria Bertolino per inquinamento ambientale, nel territorio di Camobello di Mazara, dimostra ancora una volta di non aver abbandonato l’idea di far insediare la mega Distilleria alla periferia di Campobello.
La sua maggioranza riesce a fare ancora peggio, quando boccia un’altra mozione, presentata sempre dall’opposizione, dove si chiede l’impegno a costituirsi parte civile in tutti i procedimenti penali contro Aziende responsabili d’inquinamento nel Comune di Campobello.
A questo punto è chiaro che c’è un grande accordo tra i titolari d’imprese che rischiano di inquinare Il territorio di Campobello di Mazara e questo Sindaco, anteponendo i grossi interessi di queste aziende alla salute dei cittadini Campobellesi.
I Consiglieri d’opposizione non giustificano la posizione dei Consiglieri della Sinistra ambientalista, acerrimi nemici dell’eventuale insediamento della distilleria Bertolino e del deposito dei rifiuti della stessa. ad oggi assuefatti al potere di Caravà & C, come dimostrato dallo stesso consigliere Giovanni Gulotta. che prima durante i lavori della commissione consiliare esprime parere favorevole alle mozioni presentate dall’opposizione e poi in aula consiliare cambia completamente versione.
I Consiglieri d’opposizione stigmatizzano il comportamento del Consigliere Licata Doriana che invece di prendere parte ai lavori della seduta consiliare, preferisce “firmare” la presenza ed abbandonare l’aula consiliare.
Dal risulto dei lavori della seduta del Consiglio si evince che Caravà, la sua giunta e tutta la sua maggioranza sono pronti a soccorrere e sostenere gli interessi di chi inquina il territorio ed a svendere,Campobello mettendo in serio e grave pericolo la salute dei Cittadini.
Infine i sottoscritti consiglieri comunali, in riferimento all’articolo pubblicato sul giornale LA SICILIA del 05/09/2007, dal titolo “seppelliti i rifiuti a rischio” invitano gli organi competenti a fare luce sulla vicenda denunciata dal consigliere Schepisi Giovanni.

Campobello di Mazara, 06/09/2007

Firmato
Vito Firreri
Giovanni Palermo
Pietro Masaracchio
Giovanni Schepisi

martedì 11 settembre 2007

articolo su "La Sicilia" del 05.09.2007


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Schepisi: «Camion scaricano materiale che viene nascosto nelle buche»
Campobello. Cosa sta succedendo nel Campobellese, chi seppellisce impunito rifiuti contenenti chissà quali sostanze e soprattutto quali rischi stanno correndo la popolazione e l'ambiente? Ci sono problemi di inquinamento e di diffusione magari di malattie? Sono domande che interessano la collettività ma che in questo frangente sono state poste dal consigliere comunale di An Giovanni Schepisi in una lettera-denuncia, inviata ai carabinieri, alla Dia di Palermo e alle Procure di Marsala e Caltanissetta. Schepisi, di professione medico odontoiatra, cerca la verità su quello che sta succedendo nei terreni di Campobello dove doveva sorgere la distilleria Bertolino.«Sono stato informato del fatto che dei camion - scrive - scaricavano in varie parti del terreno materiali che venivano riposti in buche scavate al momento da escavatori caricati su appositi camion. Alla fine, come segno dell'avvenuto scarico, rimaneva solo un po' di terra smossa, abilmente mimetizzata con il terreno circostante e che nel giro di qualche giorno, appena cresciuta l'erba, non sarebbe stato più possibile individuare».Il consigliere comunale, al quale sorgono dubbi sulla compatibilità ambientale delle sostanze sepolte con il territorio circostante, inoltre, racconta: «Qualche giorno fa è stata vista casualmente una scena molto più che sospetta. Il materiale sotterrato era racchiuso in sacchi di plastica trasportati da camion telonati. Sulle buche sono state riversate pietre che si trovavano su un camion e che facevano parte della spedizione e che poi sono state coperte con della terra. Sui giornali in seguito ho letto del sequestro della zona, dell'indagine e dell'analisi dei materiali scaricati e ho accolto la notizia con sollievo».E' stata la notizia del dissequestro dell'area, ricevuta in via ufficiosa due giorni fa da un consigliere comunale di maggioranza a impensierire nuovamente Schepisi e a indurlo a chiedere maggiori informazioni ai carabinieri di Campobello e alla Polizia di Castelvetrano senza riuscire a capire chi fosse competente nelle indagini, questo perchè il sequestro della zona è stato operato dagli uomini del Commissariato di Mazara giunti in ausilio ai colleghi di Partinico che avevano seguito i camion della Bertolino sino a destinazione dove stavano cercando di scaricare acque di vegetazione e vinaccia. Al termine di un sopralluogo effettuato di persona Schepisi rileva che sul posto non c'erano più i paletti che indicavano la zona del sequestro e che le aree dove erano stati smaltiti i rifiuti erano state arate.

Margherita Leggio

mercoledì 5 settembre 2007

la denuncia del consigliere comunale di Campobello di Mazara Giovanni schepisi



Verità su quello che succede nei terreni dove doveva sorgere la Distilleria Bertolino a Campobello di Mazara. Forse quello che ha trovato la Polizia è quello che voleva si trovasse chi smaltisce i rifiuti. Qui di seguito trasmetto la copia di una lettera-denuncia da me inviata ai Carabinieri, alla Dia di Palermo, alla Procura di Marsala e alla Procura di Caltanissetta. In allegato vi trasmetto inoltre le foto del terreno agricolo cui faccio riferimento nella denuncia stessa e che si trova tra Campobello e Mazara del Vallo. Dalle foto si possono vedere i residui di alcuni rifiuti e, in bianco, quelle zone del terreno chiaramente "ricoperte" da materiale di riporto.


Sono Giovanni Schepisi nato a Campobello di Mazara il 05/04/1956. Di professione faccio il medico odontoiatra. Attualmente sono Consigliere comunale nel comune di Campobello di Mazara eletto come indipendente nella lista di Alleanza Nazionale e quindi all’opposizione dell’attuale governo di centrosinistra (anche se nella compagine dello stesso è presente l’ U.D.C. ) che attualmente è guida di questa città. Faccio politica sottraendo molto tempo alla mia attività professionale che è molto intensa, perché penso che è dovere di ogni cittadino interessarsi della gestione della cosa pubblica in quanto attraverso questo si può tutelare l’interesse della comunità e del nostro territorio indirizzando le scelte politiche verso lo sviluppo dell’economia locale (presupposto indispensabile per il benessere di ogni singola famiglia) e della salvaguardia del territorio.

Mi rivolgo a voi perché, non molto tempo addietro, dei cittadini che hanno a cuore la salute del nostro territorio e dei cittadini che vi abitano - così come me - mi hanno contattato richiamandomi al mio ruolo di Consigliere comunale e si dicevano preoccupati per alcune cose che si verificavano periodicamente sui terreni che in un recente passato dovevano servire alla realizzazione di una mega distilleria:

Sono stato informato che dei camion scaricavano in varie parti del terreno anzidetto dei materiali all’interno di buche che venivano scavate al momento da scavatori caricati su appositi camion e che dopo aver coperto la buca venivano ricaricati per poi andare via tutti e lasciare solo come segno dell’avvenuto scarico solo un po di terra smossa abilmente mimetizzata con il terreno circostante e che comunque nel giro di qualche giorno appena cresciuta l’erba non sarebbe stato più possibile individuare .

Io in rappresentanza anche dei cittadini che mi hanno informato non so chi siano questi signori e non so nemmeno che materiale scaricano ma il modo in cui lo fanno mi lascia perplesso e mi fanno venire qualche dubbio sulla compatibilità ambientale di queste sostanze.

Qualche giorno fa è stata vista casualmente una scena simile ma molto più sospetta in quanto il materiale sotterrato era racchiuso all’interno di sacchi di plastica che erano stati trasportati all’interno di camion telonati e questa volta su questi sono state riversate delle pietre che erano contenute in camion che facevano parte della spedizione e poi coperte con la terra del luogo. Mi ero convinto a intervenire denunciando alle autorità competenti questi comportamenti sospetti, andando sul luogo per raccogliere quante più informazioni possibili, quando sul “Giornale di Sicilia” leggo la notizia del sequestro della zona anzidetta e dell’indagine in corso sull’analisi dei materiali scaricati con una modalità sicuramente diversa da quella da me descritta.

Questa notizia l’ho accolta con un senso di sollievo perché mi sollevava dalla responsabilità di dover denunciare una cosa che, comunque finisca, mi causerà non pochi problemi e dall’altro canto credevo che finalmente si sarebbe saputo di che materiali si trattava .Ieri in via ufficiosa ricevo la notizia da parte di un consigliere di maggioranza che la zona era stata dissequestrata e i materiali che avevano dispersi nel terreno erano acque di vegetazione e vinaccia,ho chiesto notizia ai carabinieri di Campobello di Mazara che mi hanno detto di non saperne niente in quanto competenza del commissariato di polizia di Castelvetrano.

Allora mi sono recato personalmente sul luogo ed ho visto che non c’erano più i paletti che indicavano la zona del sequestro e che le aree dove risiedono i rifiuti smaltiti come da me descritto erano state arate.

Da tutte queste vicende comincio a pensare fortemente che forse quello che ha trovato la polizia è quello che voleva che si trovasse chi smaltisce quei rifiuti e che questo sia il miglior modo di nascondere quello che realmente si vuole nascondere. Io come cittadino che ho a cuore la salute del mio territorio e dei miei concittadini e come consigliere comunale vi chiedo di intervenire prendendo i campioni da analizzare nelle zone da me dettagliatamente descritte in questa mappa che allego alla presente.

Comunque resto a vostra completa disposizione se eventualmente me lo chiederete per accompagnarvi personalmente sul luogo ed indicarvi i siti sospetti.
Consigliere comunale
Giovanni Schepisi

martedì 31 luglio 2007

Riceviamo e pubblichiamo


COMITATO CIVICO PER IL TRANSMAZARO

COMUNICATO STAMPA del 31/07/2007


E così sono arrivati i Silos! L’unica soluzione tampone tra quelle proponibili che i cittadini del Transmazaro – e questo comitato li rappresenta – NON VOLEVANO è stata quella più tempestivamente adottata da Lei, signor Sindaco. Zitti zitti, senza clamore, sperando che passasse inosservato ecco ci avete installato il bel silos. Lucido, nuovo di zecca, spuntato all’improvviso come un funghetto in via Bessarione, ad una manciata di metri da via Del Mare, eccolo lì, ergersi in tutti quei maestosi 2 metri e mezzo. E, a giudicare dalle imponenti dimensioni, per soddisfare la sete di 30.000 utenti ce ne vorranno almeno una cinquantina. Sennò oltre al danno anche la beffa. Quale sarebbe il danno ? Eccolo spiegato:1) In mancanza di un assiduo, scrupoloso e vigile controllo si può manifestare un problema sanitario, vista la velocità con cui si diffondono i batteri nell’acqua: se godessimo invero di un assiduo, scrupoloso e vigile controllo non ci troveremmo in queste condizioni; sarà divertente sapere se i controlli su quest’acqua saranno fatti dagli stessi soggetti che da Giugno 2006 controllano le acque di Ramisella.2) L’installazione precipitosa dei silos autorizza a pensare che lo sfruttamento di quei nuovi pozzi, di cui sentiamo parlare da mesi sia ben lontano dall’essere possibile.3) L’approvvigionamento di acqua ai silos come sarà possibile anche per quella quantità di persone anziane e non autosufficienti?Fin qua il danno: ora la beffa.Tre riunioni con centinaia di cittadini, un incontro con una delegazione a Palazzo di Città ed infine la Sua “performance”, Signor Sindaco, per ribadire che l’unica soluzione che ci terrorizza perché trasforma la precarietà in quotidianità era quella dei silos e lei, sig. Sindaco, continuando a violentare la volontà popolare se ne infischia: in barba a tutto ed a tutti, con arroganza ci dice che “Il padrone sono io”.O forse, più semplicemente, è il tentativo di dimostrare a S.E. il Prefetto, che ci riceverà il prossimo 2 Agosto, che noi cittadini facciamo male a non avere fiducia in Lei perché Ella agisce come un padre di famiglia. O meglio, come un padre padrone.Comitato Civico per il Transmazaro
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PS: I silos sono (solamente) ben 2 ... x 30.000 persone. Altri 7.000 euro buttati al vento. E pantalone paga...

domenica 29 luglio 2007

Riceviamo e pubblichiamo

- DELEGAZIONE COMUNALE U.N.A.C. VOLONTARIATO E PROTEZIONE CIVILE U.N.A.C. UNIONE NAZIONALE ARMA CARABINIERI
VIA FRANCO MACCAGNONE N.10- 91026 MAZARA DEL VALLO
- E DEL COMITATO CITTADINO DI MAZARA DEL VALLO CONTRO L’ELETROSMOG ED IL PROLIFERARE DI ANTENNE DI TELEFONIA MOBILE

Le società di telefonia mobile cercano di accaparrarsi le terrazze più alte ma ci sono delle norme da rispettareTroppe le antenne diffuse sui palazzi della città di Mazara del Vallo.
La Corte di cassazione è intervenuta a sanare le controversie chiarendo i principi a cui bisogna attenersi. La battaglia tra i gestori di telefonia mobile è iniziata ormai da anni. a una parte ci sono le società che cercano di accaparrasi i terrazzi più alti della cittadina di Mazara del Vallo e di tutte le città italiane per installare le loro “ stazioni radio per le telecomunicazioni” e ampliare o creare la rete di copertura. dall’altra, inquilini e condomini chiamati a decidere che il più delle volte si preoccupano per la salute, valutano gli svantaggi, si chiedono fino a che punto è legittima una simile operazione. Si tratta di una battaglia combattuta a colpi di migliaia di euro, dato che le offerte delle aziende spesso sono allettanti e prevedono canoni che variano a seconda della posizione, più o meno strategica, dell’edificio. E che per ora non è destinata a fermarsi.

QUALI DIRITTI PER LE AZIENDE TELEFONICHE ?

Il mercato italiano dei cellulari ha registrato negli ultimo anni il tasso diincremento più alto in Europa, e dove c’è domanda c’è bisogno di una rete di copertura. In una parola, c’è bisogno di antenne. Ma mentre al telefonino più nessuno è disposto a rinunciare, l’antenna non la vuole nessuno. Vediamo quali sono le regole da rispettare in un condominio. Abbiamo detto che le offerte delle aziende di telefonia cellulare sono allettanti: un canone sostanzioso, in grado di coprire gran parte delle spese condominiali del palazzo. Ma a che cosa hanno diritto, in cambio i gestori? oltre all’uso di una parte del terrazzo o del tetto per l’installazione dell’antenna, anche a collocare gli accessori che fanno parte dell’impianto: cavi, ganci, collegamenti con la rete di distribuzione dell’energia elettrica, e così via. Non basta. Le imprese hanno diritto ad accedere all’impianto ogni volta lo ritengono necessario per controlli o manutenzione. Questo significa che sulla parte comune del condominio si costituisce una servitù, cioè un onere reale posto a carico del fondo. E per crearla è necessaria l’unanimità dei consensi: La maggioranza, infatti, anche qualificata, in questi casi non basta. A confermare tale principio è la sentenza della Corte di cassazione 30/03/1993 , n.3865: “ Per il disposto dell’articolo 1108, terzo comma, del codice civile, applicabile anche al condominio di edifici, la costituzione di una servitù sulle parti comuni del fabbricato richiede il consenso unanime di tutti i condomini. Pertanto, in mancanza di tale consenso, non è valida la deliberazione adottata dall’assemblea dei condomini, che abbia approvato i lavori eseguiti, su autorizzazione dell’amministratore, dalla Sip, di posa di un cavo telefonico sull’edificio condominiale, in modo da creare una situazione di fatto corrispondente a una servitù di passaggio di conduttura di un cavo telefonico, suscettibile di fare maturare con il tempo l’usucapione di tale diritto”. Che l’installazione vada approvata dall’assemblea con l’unanimità dei consensi lo ha detto anche un’altra sentenza della Corte di cassazione 18/04/02 n.5626. Questo principio non può essere modificato neppure da una norma del regolamento di condominio. Nella lettera di richiesta inviata al condominio del nostro lettore dalla società incaricata di cercare, acquisire e realizzare impianti radio mobili di telefonia cellulare, si “ ricord” che per deliberare l’installazione si “ dovrà raggiungere un quorum dei 2/3 legali (667 millesimi)”. Niente di più sbagliato, quindi. Soltanto i proprietari degli alloggi e non gli inquilini. Anche nel caso di edifici di proprietà di enti è l’ente chiamato a decidere, mentre gli affittuari non hanno nessuna voce in capitolo: gli inquilini possono partecipare all’assemblea facendosi rilasciare una delega dei proprietari. Quindi, il nostro lettore non deve far altro che sperare che qualche condominio esprima la sua contrarietà della servitù durante il voto assembleare: una delibera che dia l’autorizzazione sulla base della maggioranza è nulla è può essere impugnata in qualunque momento da chiunque dimostri di avervi interesse. Inoltre, l ‘eventuale installazione può essere bloccata anche con richiesta al giudice di provvedimento di urgenza, stante la potenziale pericolosità delle emissioni elettromagnetiche e il conseguente deprezzamento dell’immobile ( Tribunale di Bologna, 8/3/05).

NON SI INSTALLA SENZA L’AUTORIZZAZIONE DELL’ASSEMBLEA

E veniamo alla minaccia del condominio del piano attico di fare installare un’antenna sul terrazzo di proprietà esclusiva, senza chiedere l’autorizzazione all’assemblea condominiale. E’ legittimo che lo faccia? No, se l’installazione può recare danno all’edificio, alterando per esempio il decoro architettonico della costruzione e causando un deprezzamento dei singoli alloggi. Ma l’unica strada per impedire l’installazione è quella giudiziaria. il Pretore di Bologna si è pronunciato in un caso simile il 12.04.1999, stabilendo che un ricorso presentato dai condomini per bloccare l’installazione non autorizzata su una superficie di proprietà esclusiva deve essere accolto: “ Merita accoglimento il ricorso per denunzia di nuova opera proposto da alcuni condomini al fine di ottenere la sospensione dei lavori, non autorizzati dal condominio, di installazione di una stazione radio base per telefonia cellulare, intrapresi su una porzione di lastrico solare di proprietà esclusiva di un altro partecipante alla comunione. Ciò, in considerazione del pregiudizio alò valore di mercato dell’edificio condominiale ( e delle singole proprietà), derivante non solo dall’incidenza dell’opera sul decoro architettonico, quanto anche all’attuale incertezza scientifica sugli effetti a lungo termine delle onde elettromagnetiche.


UNA BABELE DI DIVIETI, NORME E REGOLE


D’altronde, non si conoscono gli effetti a lungo termine sull’uomo dell’esposizione all’inquinamento elettromagnetico provocato da un’antenna radio base, e l’interesse primario alla salute è prevalente rispetto a qualsiasi altro interesse giuridicamente protetto. Questo dice il giudice. Ne consegue che tale incertezza scientifica può provocare una diminuzione del valore di mercato dell’edifoicio e dei singoli appartamenti. Un motivo in più per accogliere la richiesta di sospensione dell’installazione non autorizzata. la reale pericolosità dei campi elettromagnetici è infatti un problema ancora lontano da una definitiva soluzione. Mentre alcuni studi, effettuati dalle società telefoniche , hanno escluso qualunque pericolo. L’organizzazione mondiale della sanità sta attuando il “ Progetto Cem”, la prima grande ricerca internazionale su campi elettromagnetici e salute pubblica. Questo è uno dei punti da cui parte la ricerca dell’Oms: le antenne delle stazioni radio base producono un fascio di radiofrequenze parallelo al suolo. L’intensità del campo è bassa e diminuisce allontanandosi dall’antenna. le antenne montate sugli edifici dirigono la loro potenza all’esterno e, quindi, secondo l’Oms, le persone non risultano esposte: Misurazioni effettuate in prossimità delle stazioni radio base hanno fornito valori tra 1/40 e 1/250 ( a seconda della distanza dall’antenna) dei limiti oggi fissati per la popolazione dalle linee guida internazionali. Intanto la legge italiana fissa norme più rigorose e restrittive rispetto a quelle contenute nelle raccomandazioni europee, stabilendo i limiti di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici . Molte Regioni, Comuni e Province, poi, si sono affrettate ad adottare misure a volte ancor più restrittive, a imporre parametri e votare mozioni che complicano ulteriormente il quadro normativo.
In molte città si sono mossi prefetti e magistrati, aziende sanitarie e agenzie per la protezione dell’ambiente,organi di polizia0.
Con il risultato che a oggi esiste una babele di divieti , norme , regole e discipline, e che ogni tetto ha una sua particolare legge.

mercoledì 25 luglio 2007

Situazione tipica della densità superficiale di energia rinnovabile annua

Situazione tipica della densità superficiale di energia rinnovabile annuasul territorio italiano :
La produzione delle fonti elettriche è considerata tutta destinata all’usofinale elettrico2CRS = Central Receiver System; 3DCS = Distributed Collector System.4Si è considerata un’efficienza di conversione delle centrali pari al 35%,cioè 1 kWh = 2500 kcal.5MetilTerziarioButilEtere Fonte: D. Coiante, Le nuove fonti di energia rinnovabile. Franco Angeli-Milano 2004Può essere interessante esaminare i dati in un confronto comparativo:a) Si nota il grande valore della densità di energia solare termica presenteal suolo rispetto a tutte le altre forme d’energia.b) Guardando le cose in prospettiva, dalla seconda tabella spicca il datosignificativo del fotovoltai-co, la cui densità d’energia va quasi araggiungere quella del solare termico, lasciando così prevede-re unrilevante impatto strategico di questa tecnologia sugli sviluppi futuridelle fonti rinnovabili. Per comprendere meglio questa affermazione siconsideri che 100 GWh di elettricità all’anno, e-stratta da ogni km2 di areaoccupata con impianti fotovoltaici ed usata tale e quale, corrispondono a unrisparmio da parte degli impianti termoelettrici di circa 22 milioni di kgdi petrolio, cioè circa 160000 barili all’anno.c) Le biomasse possiedono una densità di energia molto più bassa rispettoalle altre fonti rinnovabi-li. Ciò è originato dal basso valoredell’efficienza energetica complessiva del processo fotosintetico (dallafotosintesi alla conversione chimica nei vari composti del carbonio).Infatti, il valore dell’efficienza media di trasformazione della radiazionesolare in energia chimica della sostanza ve-getale, ottenuta in coltivazionia tutto campo, si colloca nell’intervallo (0.5¸1)%. La necessità diprocedere ad ulteriori processi di trasformazione abbassa ulteriormentequesta efficienza.Tutto questo ha come conseguenza che per produrre energia equivalente ad 1Mtep occorre impe-gnare un’area di 48 km2 con il solare termico, oppure 67km2 con il fotovoltaico, o 77 km2 con il solare termodinamico, o 100 km2 conl’eolico (in questo caso però la produzione energetica è compatibile conl’uso zootecnico ed agricolo della maggior parte del territorio perchél’area effetti-vamente occupata da un aerogeneratore si riduce a qualchecentinaio di m2). Infine occorrono 1.000 km2 con le biomasse e 13.000(tredicimila !!) km2 con i biocombustibili.

LETTERA APERTA AL NUOVO MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO - On.le Pierluigi

LETTERA APERTA AL NUOVO MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO - On.le PierluigiBersani - 02/07/2006Lettera Aperta di Leonardo Libero, Direttore Editoriale del Periodico"Energia Dal Sole", e grande esperto di energie rinnovabili.

On.le Pierluigi Bersanidi
Leonardo Libero, Direttore Editoriale del periodico "Energia Dal Sole"
Signor Ministro,nel momento in cui Le scrivo, da diversi mesi il prezzo del petrolio non èpiù ridi-sceso sotto i 70 dollari il barile e ha anzi avuto una punta oltrei 74. Alla metà del 2002 era intorno ai 27 dollari. Il forte aumento si èovviamente esteso ai prezzi delle altre fonti energetiche conven-zionali.Uno per tutti, quello dell’Uranio, passato dai 9,70 dollari la libbra delgennaio 2002 ai 37,5 del gennaio 2006 (fonte, Cameco, uno dei maggioriproduttori mondiali).Di fronte a questa situazione preoccupante, specie per un paese industriale,ma estero-dipendente per l’energia come il nostro, è abitudine consolatoriadi molte voci autorevoli, private e pubbliche, attribuirne la causa alletensioni internazionali e alla speculazione. Come se nella storia dell’uomoci fosse stato anche un solo anno di assoluta pace; e come se laspeculazione sui beni più richiesti non facesse parte della natura umana findai primordi.In realtà, secondo una scuola di pensiero che si sta sempre più affermando,è imminente - se non già superato - il momento nel quale l’umanità avràesaurito metà del greggio estraibile a costi compati-bili col modo di vitadei paesi progrediti (ne avrà cioè raggiunto “il picco”). Per cui inseguito, poi-ché la richiesta ben difficilmente scenderà, la suadisponibilità potrà solo diminuire e il suo prezzo solo aumentare.C’è chi dubita che il ricorso alle fonti rinnovabili – sole, vento, idro,geotermia, etc. – possa anche in minima parte contribuire alla soluzione delproblema. Di certo però non ne dubitano i governi di paesi industriali moltopiù autosufficienti del nostro per l’energia come la Germania, il Giappone,gli USA e diversi altri, che da molti anni procedono con convinzione suquella strada.La fonte rinnovabile più abbondante in Italia, Paese del Sole perantonomasia, è appunto il Sole. Ed è paradossale che proprio l’Italia siaagli ultimi posti nello sfruttamento di quel suo autentico dono di Dio eagli ultimissimi posti nella produzione di materiali adatti allo scopo. Allafine del 2005, per esempio, la diffusione di impianti fotovoltaici era disoli 0,62 Wp per abitante, contro i 3,94 medi dell’UE a 25, i 18,56 dellaGermania, i 3,13 dell’Olanda, gli 0,77 della Finlandia. E alla fine del2004, altro esempio, la produzione di celle fotovoltaiche era di soli 7,9MWp/anno, contro i 604 del Giappone, i 198 della Germania, gli 81 dellaSpagna, i 10,7 della piccola Norvegia. Situazione paradossale, ma non casuale, perché i motivi sono ben noti a chiconosca la materia e sono soprattutto due, presumibilmente interlacciati. Il primo è l’ostruzionismo sempre frapposto dall’Enel allaelettrogenerazione diffusa – impiego ideale per la conversione fotovoltaica- e il qua-si blocco che ne hanno di conseguenza subìto le attività privatein quel settore. Un ostruzionismo realizzato arrogandosi sulla materia unpotere normativo tecnico che la legge vigente (la 186/1968) riserva solo alCEI e poi esercitandolo solo parzialmente e con ritardi di anni (ovvio iltacito bene-stare dei governi pro tempore). Un ostruzionismo arrivato alpunto di “fare la cresta” sui costi di al-lacciamento degli impianti allarete e di farla in modo tanto sfacciato – fino al quadruplo del giusto – daprovocare, l’8 agosto 2001, una pubblica censura dall’Autorità per l’Energiae l’ordine di ces-sare da quel comportamento. Insensibile alla vergogna,quel poderoso centro di potere che è rimasto l’Enel, ancorché in parteprivatizzato, oggi cerca di ostacolare le attività altrui nel settoreesercitan-dole esso stesso attraverso Enel-Si, azienda che progetta, vende einstalla impianti FV. In tal modo perciò, secondo un suo inveterato costume,esso si è arrogato il privilegio di ricoprire, sullo stesso terreno, i ruolidi arbitro e di giocatore. Il secondo motivo dell’enorme “gap” italiano nel settore fotovoltaico e, piùin generale, nello sfruttamento delle fonti rinnovabili, è il colossaleraggiro normativo che gli operatori del ramo conosco-no come “il caso Cip6”.Denunciato all’unanimità dalla X^ Commissione della Camera il 6 no-vembre2003 e stimato in 60.000 miliardi di Lire (oltre il doppio del casoParmalat), esso ha avuto origine nel 1992. Fu il 29 aprile di quell’anno cheil Comitato Interministeriale Prezzi, col provve-dimento n. 6, impose agliutenti elettrici il pagamento di sovrapprezzi (le “componenti tariffarieA3“) a sostegno delle fonti “rinnovabili o assimilate”, ma senza precisareesaurientemente i criteri secondo i quali stabilire se una fonte fosse o no“assimilabile”, alle rinnovabili. Di conseguenza, fra le fonti “assimilate”– e come tali sovvenzionate col gettito di quei sovrapprezzi - fu ammesso ditutto, e soprattutto residui di raffinazione petrolifera e rifiuti nonbiodegradabili. Al punto che oltre l’80 per cento del sostegno economicopubblico è sempre andato, e va tutt’ora, ad elettricità prodotta da fonti“assimilate”, cioè “sporche”, mentre solo il restante 20 per cento scarso vaa quelle “pulite”, in nome delle quali i cittadini italiani vengono tassati(e più di ogni altro cittadino europeo: a quello stesso scopo i tedeschipagano circa la metà). I clamorosi, vergognosi, esempi di sostanzialedistrazione di danaro pubblico che ne seguirono sono documentabili con datiufficiali; e due sono anzi documentati su questo stesso numero dellarivista.Tornando al fotovoltaico, due decreti firmati dal Suo predecessore, nelluglio 2005 e nel febbraio scorso, dando parziale esecuzione al decreto 387del 29/12/2003, hanno infranto un tabù che durava da oltre vent’anni: lapossibilità, per un soggetto privato o pubblico, possessore di un generatoreFV, di versare in rete l’elettricità da esso prodotta e di averla pagata auna tariffa ragionevolmente retributiva dell’investimento fatto. Essi hannocioè finalmente consentito anche in Italia, almeno per una fonte, quelsovvenzionamento “in conto energia” delle fonti rinnovabili grazie al qualela Ger-mania, partita da zero nel 1998, è oggi prima al mondo nell’eolico econtende il primato al Giappo-ne nel fotovoltaico. La possibilità per lostato di finanziare il sistema era stata già aperta dalla Legge n. 62 del 18aprile 2005, che all’articolo 15, n. 1, lettera f dispone “alla scadenzadelle convenzioni in essere, la cessazione, senza possibilità di proroghe,di ogni incentivazione per gli impianti fun-zionanti con fonti assimilatealle rinnovabili”. Dette convenzioni, essendo quindicennali e per lo piùdecorrenti dal 1992, dovranno in gran parte scadere nel 2007 e lasciare cosìdisponibile quella grossa quota del gettito dei sovrapprezzi “A3” che finoraè stata tanto malamente utilizzata. Fondi ingentissimi - circa 2 miliardi dieuro l’anno - con cui si potrà sovvenzionare adeguatamente l’elettricitàprodotta da fonti rinnovabili (preciso, non altre forme di energia, perchéil citato decreto 387 è a recepimento della Direttiva 77/2001/CE, cheriguarda solo l’elettricità da rinnovabili). Tuttavia quei due decreti, dei quali il secondo “integra” il primo, hannol’innegabile e grosso merito di esistere, ma sono da considerare punti dipartenza. Perché, oltre alle incertezze di interpretazio-ne, dovute al“burocratese stretto” nel quale per deplorevole prassi sono stati scritti edoltre alle assurde difficoltà, esse pure burocratiche, di cui sono statiinfarciti, pongono limiti di potenza installabile non solo paradossali in unpaese estero-dipendente per l’energia come il nostro, ma anche moltoinferiori alle attese e alle effettive richieste del mercato. Basti dire chegià al 30 marzo scorso le richieste di allacciamento pervenute al GRTN (ente“attuatore” del “conto energia FV”) erano per una potenza complessiva pari a1,6 volte il limite di 1.000 MWp che secondo i decreti dovrebbe es-sereraggiunto solo nel 2015. Il settore, di conseguenza, è bloccato. Gli operatori del ramo confidano quindi in Lei perchè, di concerto colMinistro dell’Ambiente, voglia al più presto provvedere a che la normativasulla fonte fotovoltaica, e sulle altre rinnovabili suscettibili di produrreelettricità, sia rivista e condensata in poche disposizioni semplici, chiaree adeguate alle esigenze di una grande potenza industriale.In proposito, Le faccio presente che la legge tedesca EEG del 21 luglio2004, pur riguardando il sovvenzionamento “in conto energia” di tutte lesette fonti rinnovabili definite tali dalla Direttiva 77/2001/CE, non ponead esse alcun limite di potenza installata ed occupa uno spazio tipograficopoco superiore a quello complessivo di quei nostri due decreti, cheriguardano solo la fotovoltaica.Signor Ministro, questa mia lettera aperta si sarebbe conclusa qui, con iconvenevoli di rito, se poche righe fa non mi fosse arrivato sulla scrivanialo schema di disegno di legge sull’energia da Lei appena presentato. Ne holetto con particolare interesse le parti che riguardano le fonti rinnovabili(sulle altre non ho una competenza adeguata) e mi permetto le seguentiosservazioni :a)- la forma letteraria è molto simile a quella dei due decreti Scajola;tanto da farmi pensare che gli estensori materiali siano gli stessi (ècambiato il Ministro; non, che si sappia, i burocrati ministe-riali);bisognerebbe perciò pregarli di scrivere in modo da farsi capire, come hannofatto con i loro collaboratori, molto opportunamente, il nostro nuovoMinistro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, e il ministro britannico pergli Affari Costituzionali, signora Harriet Hartman; b)- le fonti rinnovabili che vengono indicate come da favorire, sia nellarelazione che nel testo (art. 2), sono solo il solare termico e ibiocarburanti; nessun accenno al fotovoltaico o ad altre rinnovabi-li; ilche farebbe temere che proprio soltanto su quelle il Governo voglia puntare;anche se non rie-sco a crederlo, considerata la situazione che Le hodescritto e che chiunque informato sulla materia Le confermerà;c)- circa il solare termico civile, l’Italia è battuta, ad esempio, daAustria e Grecia per 200 a 8 (mq ogni 100 abitanti), soprattutto per gliostacoli che tali impianti incontrano in troppi regolamenti edi-lizicomunali, anche se da installare su stabili non centrali o non diparticolare valore artistico o sto-rico; molto opportuna quindi la “massimasemplificazione amministrativa” prevista alla lettera d) dell’articolo 2;riguardo invece agli “incentivi”, previsti alla lettera e), fra glioperatori c’è chi so-stiene che essi, se non fossero di natura semplicementefiscale, potrebbero creare più danni che van-taggi al mercato, consideratoche un collettore solare termico, di buona qualità e ben installato,am-mortizza da solo il suo costo, in un tempo ragionevole;d)- circa i biocarburanti, mi consenta di farLe presente, signor Ministro,anzitutto che l’Italia non può dedicarvi le estensioni di terreno che videdica il Brasile, per cui il loro contributo effettivo sa-rebbe minimo, eche comunque, secondo esperti molto qualificati, i biocarburanti sono ilsistema tecnicamente meno efficiente ed energeticamente meno ripagante(qualunque altro è migliore) con cui utilizzare una data superficie diterritorio per ricavare energia dalla radiazione solare inci-dente; veda alriguardo, in calce alla presente, la tabella e i commenti ad essa stralciatida un recente libro di uno dei nostri migliori specialisti in materia dienergia, Domenico Coiante;e)- fra le abrogazioni disposte dall’articolo 6, c’è anche l’articolo 15della Legge 62/2005; articolo che come sopra ho accennato vieta il rinnovodelle convenzioni scadute per fonti “assimilate” e la stipulazione di nuoveconvenzioni di quel tipo; è evidente che la sua abrogazione riaprirebbe lastrada a un proseguimento in perpetuo del vergognoso raggiro Cip6 che statruffando gli italiani da 14 anni; è sicuro, signor Ministro, che sia questoche vuole il Governo ? Non sarà che l’aver compreso l’articolo 15 fra quellida abrogare sia stata una “involontaria svista” di qualche burocrate ? Le chiedo scusa della prolissità, signor Ministro, La ringrazio dell’attenzione e Le porgo i miei più cordiali saluti.
Leonardo Libero
25 giugno 2006

martedì 24 luglio 2007

comunicato stampa 23 Luglio 2007

Il sequestro operato dalla Polizia di Stato di Partinico in una operazione congiunta con il commissariato P.S. di Mazara del Vallo, della discarica a cielo aperto di liquami inquinanti provenienti dalla distilleria Bertolino, nei terreni di proprietà della stessa imprenditrice a confine tra i comuni di Mazara del Vallo e Campobello di Mazara, deve farci comprendere che la questione Bertolino non è affatto chiusa come qualcuno da qualche tempo vorrebbe farci credere. Anzi bisogna tenere sempre viva l’attenzione e riprendere la lotta per mettere la parola fine a questa decennale telenovela.
Un sentito ringraziamento ed una profonda gratitudine ci sentiamo di esprimere nei confronti del Vicequestore Carmine Mosca e dei suoi uomini che con un certosino lavoro di indagini hanno portato a termine questa brillante operazione che ha evitato che il nostro territorio venisse devastato. Vogliamo inoltre ringraziare l’emittente Telejato, che ancora una volta è stata pronta a documentare con le sue telecamere quell’orrendo crimine ambientale. Le raccapriccianti immagini messe in onda, ci ha lasciato letteralmente sconvolti, ciò che si è visto in quelle riprese televisive non ha nulla da invidiare ad una descrizione dell’inferno dantesco: liquami nauseabondi, colonne di fumo……un territorio completamente devastato.
Sicuramente le falde acquifere sottostanti subiranno danni gravissimi e forse irreversibili.
Ci chiediamo: ma qualcuno pagherà per questo disastro ambientale?
A tal proposito chiediamo formalmente ai Sindaci di Mazara del Vallo e Campobello di Mazara di costituirsi parte civile nell’eventuale processo che verrà istruito a carico di chi ha provocato questo disastro ambientale. Dal canto nostro, abbiamo dato mandato ai nostri legali di studiare la possibilità di costituirci anche noi Parte Civile in tale processo.

Mazara 23 luglio 2007
La Responsabile dei C.S.I.
Angela Anselmo

democrazia negata

DEMOCRAZIA NEGATA

Il “Gruppo Distillerie Bertolino” spa di Partinico è una azienda leader mondiale nel campo della produzione di alcol etilico e bioetanolo. Possiede impianti oltre che in Italia anche in Europa ed in Sud America, la distilleria di Partinico (PA) è la più grande d’Europa. La proprietaria Antonina Bertolino << è figlia di Giuseppe, vissuto e morto in odor di mafia, e guida con cipiglio e bravura l’eredità paterna. Suo cognato è Angelo Siino (ex esponente di spicco di Cosanostra ora collaboratore di Giustizia). Brusca sostiene che proprio nel cortile della distilleria lui e “Bronson” sfogliarono il rapporto dei carabinieri su mafia e appalti>>. ( Alfio Caruso “ Da cosa nasce cosa” ed. Longanesi).
Da oltre vent’anni è in lotta con gli abitanti di quella città, che l’accusano di inquinare l’area e le acque sotterranee, superficiali e marine. Ha subito vari processi, sempre per inquinamento, nel febbraio 1999 è stata condannata con sentenza definitiva a 13 mesi di detenzione. Nel 1998, ottenne un finaziamento statale di 62 miliardi a fronte di un investimento complessivo di 82 per delocalizzare quell’impianto ritenuto la causa dell’inquinamento di Partinico. La ditta comprò un grosso appezzamento di terreno agricolo nel territorio di Mazara del Vallo (TP). Ottima scelta per la vicinanza al porto di Trapani ma ancora di più per il bacino acquifero che trovasi nel sottosuolo di quel terreno, infatti ben tre comuni Mazara, Marsala e Petrosino attingono acqua potabile dalla quella falda acquifera. Ciò non sembra essere un ostacolo per i funzionari regionali che dovrebbero dare parere favorevole al prelievo da parte della ditta di “appena” 40 litri di acqua al secondo, quantità bastevole per soddisfare le necessità di una città di 25.000 abitanti. Ovviamente i cittadini mazaresi consapevoli dei rischi ambientali cui andavano incontro, si opposero, nacque un comitato spontaneo che in pochi giorni presentò al sindaco una petizione contraria all’insediamento sottoscritta da oltre 4.000 cittadini. Il consiglio comunale, cui spettava la decisione sulla variante urbanistica da terreno agricolo ad industriale indispensabile alla ditta per proseguire nel progetto, all’unanimità rigettò la richiesta. Mazara fu…. salva? Ma nemmeno per sogno! La ditta, comprò un terreno nel vicino comune di Campobello, stesso iter e stesso risultato. Allora ritornò a Mazara, comprò un altro terreno in zona industriale, presentò una lottizzazione che il Consiglio Comunale bocciò. Presentò una serie di ricorsi al TAR Sicilia , chiedendo tra l’altro un risarcimento danni per centinaia di milioni di euro, qualche giorno fa, il TAR li ha rigettati.
L’ imprenditrice capì che finché il potere decisionale era nelle mani dei Consigli Comunali, supportati dai cittadini, il suo progetto non avrebbe mai visto la luce. Ma, decisa a realizzare il suo progetto, prova a scavalcare la sovranità popolare e, nel febbraio ’02, si rivolge alla Regione Siciliana. ( le vie della politica siciliana sono infinite!) chiedendo all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente l’autorizzazione ai sensi dell’ art. 69 della L.R. n. 32/2000 che combinato con l’art. 7 L.R. 65/81, equiparerebbe la ditta ad ente pubblico e quella famosa variante urbanistica non sarebbe più di competenza comunale, ma regionale.
I “solerti” funzionari regionali accettarono questa richiesta ed avviarono l’iter burocratico per concedere il nulla osta. Ovviamente, l’ Amministrazione Comunale di Mazara contestò questa interpretazione delle norme, facendo osservare che:
1) l’impianto non produrrebbe energia da fonti rinnovabili, bensì additivi per idrocarburi;
2) non si configura la necessità di realizzare l’opera per soddisfare ad un rilevante interesse pubblico;
3) l’opera da eseguire non è di interesse statale o regionale.
Per cui non si doveva attivare alcun iter per la realizzazione di questo opificio. Il comune di Mazara è pronto ad adire alle vie legali contro i suddetti funzionari regionali. Essi tra l’altro non tengono in considerazione il fatto che l’area interessata al progetto ricade nel Sito d’Importanza Comunitaria “Sciare di Marsala”. Di ciò è stata informata la Commissione Europea, che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente una relazione in merito. E’ probabile che la C.E. avvii una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.
Come Mazara anche i Comuni di: Marsala, Petrosino, Campobello, Castelvetrano e la Provincia Regionale di Trapani hanno più volte e sempre all’unanimità deliberato in senso contrario alla realizzazione. Dopo anni di silenzio sulla vicenda, il 22/2/05, l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato una mozione che impegnava il Governo Siciliano ad impedire la realizzazione dell’impianto nel territorio di Mazara. Come a dire che oltre i cittadini tutti i politici comunali, provinciali e regionali si sono espressi in senso negativo. Eppure, magia della politica siciliana, ad oggi, il Governatore Cuffaro e l’ assessore al territorio ed ambiente non hanno messo la parola fine a questa telenovela.
Essi si trincerano dietro un assoluto mutismo. La vicenda, con l’ingresso in campo del Ministero all’Ambiente e La Commissione Europea, è diventata una vera e propria “Patata bollente”.
I funzionari regionali dicono che è un problema politico, questi ribattono che è un problema tecnico. Il C.R.U. Consiglio Regionale dell’Urbanistica da tre anni deve dare un parere, per due volte hanno trattato l’argomento, ma non hanno dato alcun parere! Nessuno ha il coraggio di dare una risposta definitiva.
Come si può negare il “Diritto d’impresa” invocato dalla ditta Bertolino? Ma d’altra parte, come si possono scontentare circa 200.000 potenziali elettori? Specialmente adesso che si avvicinano le elezioni nazionali, regionali e molto probabilmente anche le provinciali? I politici regionali non sanno che pesci pigliare!
In questa vicenda va sottolineata la caparbietà e la serietà di molti studenti delle Superiori mazaresi, petrosileni e marsalesi che hanno dato vita al C.S.I Comitato Studenti Imbattibili. Nel corso di questi tre anni sono stati i veri protagonisti di questa battaglia per impedire quello che reputano un vero e proprio sopruso. Loro grande merito è quello di aver tenuto desta l’attenzione su questa vicenda e fatto da stimolo alle Amministrazioni Comunali dei tre centri interessati. In questi anni sono stati sempre in prima linea. Hanno sempre agito nella legalità e nel rispetto delle leggi. Hanno organizzato moltissime assemblee per informare quanti più possibili studenti di quanto si stava tramando ai loro danni. Hanno organizzato cortei a Mazara, Petrosino e Marsala, ognuno dei quali ha visto la partecipazione di migliaia di studenti. In conclusione sono stati da esempio per i “grandi”, troppo spesso disattenti ai problemi sociali.
In un paese che si dice civile e democratico, il comportamento dell’On. S. Cuffaro, Governatore della Sicilia è veramente inconcepibile: Da tre anni, i ragazzi del C.S.I. hanno più volte chiesto, tramite i Sindaci ed il Prefetto di Trapani che il Governatore Cuffaro organizzasse una conferenza di servizio per trovare una soluzione a tale grave problema. Egli ha sempre rifiutato di trattare questo tema. Alla responsabile del C.S.I. che Lo incalzava ebbe a dire:
“io ho le mie idee e me le tengo per me….;
"qui c’è un problema di scelte politiche…..;

""….la risposta non dipende da me…”.

Non ha cambiato atteggiamento nemmeno dopo alcuni fatti veramente significativi:
- 12/1/05 :
il Ministero delle Attività Produttive, anche per l’interessamento della Commissione Nazionale Antimafia, decreta la revoca del finanziamento a suo tempo concesso;
- 17/1/05 :
una nota del Ministero dell’Ambiente, richiama l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente all’osservanza delle norme di salvaguardia dei Siti di Interesse Comunitario, onde evitare l’attivazione di una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea;
- 11/2/05 :
una trentina di persone: consiglieri comunali, studenti e cittadini ci siamo incatenati davanti al Museo del “Satiro danzante”, non per impedirne la partenza per il Giappone, si chiedeva che il governo regionale si esprimesse sulla vicenda Bertolino. Trecento poliziotti in completa tenuta antisommossa protetti da caschi ed armati manganelli ci hanno, delicatamente, “sgomberati”. Tre consiglieri comunali, uno provinciale, la responsabile del C.S.I. ed il sottoscritto abbiamo dovuto far ricorso alle cure del Pronto Soccorso con prognosi da 6 a 15 giorni.
- 22/2/05:
l’Assemblea Regionale Siciliana, finalmente, discute ed approva con solo due astenuti, tre mozioni che impegnano il Governo Siciliano ad impedire la realizzazione del megaimpianto industriale Bertolino in territorio di Mazara del Vallo.
- 16/4/05:
C.S.I., partiti politici, sindacati ed associazioni di volontariato hanno ideato e organizzato una grandiosa e pacifica manifestazione che ha visto scendere in piazza circa 10.000 persone di tutte le età e ceti sociali che gridavano forte il loro NO al megaimpianto.
Ancora oggi, i signori della politica regionale siciliana non si degnano di mettere fine a questa stramaledetta vicenda Bertolino.
Ottobre 2005
PROF. ANSELMO GIACOMO

lunedì 23 luglio 2007

CHI SIAMO
Siamo un gruppo di studenti che venuti a conoscenza e presa coscienza della vicenda “distilleria” abbiamo deciso di scendere in campo perché consideriamo tutta questa storia un “sopruso” che certi “adulti” hanno deciso di perpetrare ai nostri danni e NOI non ci stiamo! Abbiamo voluto assumere un ruolo paragonabile alla fiammella di una caldaia a gas: piccola, silenziosa, economica poco, quasi insignificante, ma attiva 24 ore al giorno ed indispensabile per accendere il fuoco, sperando che al momento opportuno nel serbatoio ci sia abbastanza GAS per ACCENDERE un grande FUOCO. Abbiamo tenuto desta l’attenzione delle città di Mazara e Petrosino, tramite:
- la pubblicazione di articoli su giornali locali, regionali e nazionali;
- la realizzazione di trasmissioni radiofoniche e televisive (tra le altre: “Le Iene” di Italia 1 e “Ambiente Italia” di RAI 3).
- la organizzazione di due cortei cittadini, il 12/7/03 ed il 29/11/03 che ha visto scendere in piazza duemila studenti mazaresi e petrosileni.
Abbiamo tentato di interessare i politici: locali, provinciali, regionali e nazionali di tutti i partiti, alcuni di loro ci hanno ascoltato. Purtroppo, quelli che hanno potere decisionale, vale a dire i politici regionali, hanno eretto un vero e proprio”MURO DI GOMMA” rispondendo con il silenzio alle nostre grida disperate.
Particolarmente “assordante” risulta il silenzio dell’On. Salvatore Cuffaro nelle sue mansioni di:
Presidente della Regione, Commissario Delegato all’emergenza idrica nonché Commissario Delegato ai rifiuti.
Unisciti a Noi,
Difendi il tuo futuro.