mercoledì 25 luglio 2007

Situazione tipica della densità superficiale di energia rinnovabile annua

Situazione tipica della densità superficiale di energia rinnovabile annuasul territorio italiano :
La produzione delle fonti elettriche è considerata tutta destinata all’usofinale elettrico2CRS = Central Receiver System; 3DCS = Distributed Collector System.4Si è considerata un’efficienza di conversione delle centrali pari al 35%,cioè 1 kWh = 2500 kcal.5MetilTerziarioButilEtere Fonte: D. Coiante, Le nuove fonti di energia rinnovabile. Franco Angeli-Milano 2004Può essere interessante esaminare i dati in un confronto comparativo:a) Si nota il grande valore della densità di energia solare termica presenteal suolo rispetto a tutte le altre forme d’energia.b) Guardando le cose in prospettiva, dalla seconda tabella spicca il datosignificativo del fotovoltai-co, la cui densità d’energia va quasi araggiungere quella del solare termico, lasciando così prevede-re unrilevante impatto strategico di questa tecnologia sugli sviluppi futuridelle fonti rinnovabili. Per comprendere meglio questa affermazione siconsideri che 100 GWh di elettricità all’anno, e-stratta da ogni km2 di areaoccupata con impianti fotovoltaici ed usata tale e quale, corrispondono a unrisparmio da parte degli impianti termoelettrici di circa 22 milioni di kgdi petrolio, cioè circa 160000 barili all’anno.c) Le biomasse possiedono una densità di energia molto più bassa rispettoalle altre fonti rinnovabi-li. Ciò è originato dal basso valoredell’efficienza energetica complessiva del processo fotosintetico (dallafotosintesi alla conversione chimica nei vari composti del carbonio).Infatti, il valore dell’efficienza media di trasformazione della radiazionesolare in energia chimica della sostanza ve-getale, ottenuta in coltivazionia tutto campo, si colloca nell’intervallo (0.5¸1)%. La necessità diprocedere ad ulteriori processi di trasformazione abbassa ulteriormentequesta efficienza.Tutto questo ha come conseguenza che per produrre energia equivalente ad 1Mtep occorre impe-gnare un’area di 48 km2 con il solare termico, oppure 67km2 con il fotovoltaico, o 77 km2 con il solare termodinamico, o 100 km2 conl’eolico (in questo caso però la produzione energetica è compatibile conl’uso zootecnico ed agricolo della maggior parte del territorio perchél’area effetti-vamente occupata da un aerogeneratore si riduce a qualchecentinaio di m2). Infine occorrono 1.000 km2 con le biomasse e 13.000(tredicimila !!) km2 con i biocombustibili.

LETTERA APERTA AL NUOVO MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO - On.le Pierluigi

LETTERA APERTA AL NUOVO MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO - On.le PierluigiBersani - 02/07/2006Lettera Aperta di Leonardo Libero, Direttore Editoriale del Periodico"Energia Dal Sole", e grande esperto di energie rinnovabili.

On.le Pierluigi Bersanidi
Leonardo Libero, Direttore Editoriale del periodico "Energia Dal Sole"
Signor Ministro,nel momento in cui Le scrivo, da diversi mesi il prezzo del petrolio non èpiù ridi-sceso sotto i 70 dollari il barile e ha anzi avuto una punta oltrei 74. Alla metà del 2002 era intorno ai 27 dollari. Il forte aumento si èovviamente esteso ai prezzi delle altre fonti energetiche conven-zionali.Uno per tutti, quello dell’Uranio, passato dai 9,70 dollari la libbra delgennaio 2002 ai 37,5 del gennaio 2006 (fonte, Cameco, uno dei maggioriproduttori mondiali).Di fronte a questa situazione preoccupante, specie per un paese industriale,ma estero-dipendente per l’energia come il nostro, è abitudine consolatoriadi molte voci autorevoli, private e pubbliche, attribuirne la causa alletensioni internazionali e alla speculazione. Come se nella storia dell’uomoci fosse stato anche un solo anno di assoluta pace; e come se laspeculazione sui beni più richiesti non facesse parte della natura umana findai primordi.In realtà, secondo una scuola di pensiero che si sta sempre più affermando,è imminente - se non già superato - il momento nel quale l’umanità avràesaurito metà del greggio estraibile a costi compati-bili col modo di vitadei paesi progrediti (ne avrà cioè raggiunto “il picco”). Per cui inseguito, poi-ché la richiesta ben difficilmente scenderà, la suadisponibilità potrà solo diminuire e il suo prezzo solo aumentare.C’è chi dubita che il ricorso alle fonti rinnovabili – sole, vento, idro,geotermia, etc. – possa anche in minima parte contribuire alla soluzione delproblema. Di certo però non ne dubitano i governi di paesi industriali moltopiù autosufficienti del nostro per l’energia come la Germania, il Giappone,gli USA e diversi altri, che da molti anni procedono con convinzione suquella strada.La fonte rinnovabile più abbondante in Italia, Paese del Sole perantonomasia, è appunto il Sole. Ed è paradossale che proprio l’Italia siaagli ultimi posti nello sfruttamento di quel suo autentico dono di Dio eagli ultimissimi posti nella produzione di materiali adatti allo scopo. Allafine del 2005, per esempio, la diffusione di impianti fotovoltaici era disoli 0,62 Wp per abitante, contro i 3,94 medi dell’UE a 25, i 18,56 dellaGermania, i 3,13 dell’Olanda, gli 0,77 della Finlandia. E alla fine del2004, altro esempio, la produzione di celle fotovoltaiche era di soli 7,9MWp/anno, contro i 604 del Giappone, i 198 della Germania, gli 81 dellaSpagna, i 10,7 della piccola Norvegia. Situazione paradossale, ma non casuale, perché i motivi sono ben noti a chiconosca la materia e sono soprattutto due, presumibilmente interlacciati. Il primo è l’ostruzionismo sempre frapposto dall’Enel allaelettrogenerazione diffusa – impiego ideale per la conversione fotovoltaica- e il qua-si blocco che ne hanno di conseguenza subìto le attività privatein quel settore. Un ostruzionismo realizzato arrogandosi sulla materia unpotere normativo tecnico che la legge vigente (la 186/1968) riserva solo alCEI e poi esercitandolo solo parzialmente e con ritardi di anni (ovvio iltacito bene-stare dei governi pro tempore). Un ostruzionismo arrivato alpunto di “fare la cresta” sui costi di al-lacciamento degli impianti allarete e di farla in modo tanto sfacciato – fino al quadruplo del giusto – daprovocare, l’8 agosto 2001, una pubblica censura dall’Autorità per l’Energiae l’ordine di ces-sare da quel comportamento. Insensibile alla vergogna,quel poderoso centro di potere che è rimasto l’Enel, ancorché in parteprivatizzato, oggi cerca di ostacolare le attività altrui nel settoreesercitan-dole esso stesso attraverso Enel-Si, azienda che progetta, vende einstalla impianti FV. In tal modo perciò, secondo un suo inveterato costume,esso si è arrogato il privilegio di ricoprire, sullo stesso terreno, i ruolidi arbitro e di giocatore. Il secondo motivo dell’enorme “gap” italiano nel settore fotovoltaico e, piùin generale, nello sfruttamento delle fonti rinnovabili, è il colossaleraggiro normativo che gli operatori del ramo conosco-no come “il caso Cip6”.Denunciato all’unanimità dalla X^ Commissione della Camera il 6 no-vembre2003 e stimato in 60.000 miliardi di Lire (oltre il doppio del casoParmalat), esso ha avuto origine nel 1992. Fu il 29 aprile di quell’anno cheil Comitato Interministeriale Prezzi, col provve-dimento n. 6, impose agliutenti elettrici il pagamento di sovrapprezzi (le “componenti tariffarieA3“) a sostegno delle fonti “rinnovabili o assimilate”, ma senza precisareesaurientemente i criteri secondo i quali stabilire se una fonte fosse o no“assimilabile”, alle rinnovabili. Di conseguenza, fra le fonti “assimilate”– e come tali sovvenzionate col gettito di quei sovrapprezzi - fu ammesso ditutto, e soprattutto residui di raffinazione petrolifera e rifiuti nonbiodegradabili. Al punto che oltre l’80 per cento del sostegno economicopubblico è sempre andato, e va tutt’ora, ad elettricità prodotta da fonti“assimilate”, cioè “sporche”, mentre solo il restante 20 per cento scarso vaa quelle “pulite”, in nome delle quali i cittadini italiani vengono tassati(e più di ogni altro cittadino europeo: a quello stesso scopo i tedeschipagano circa la metà). I clamorosi, vergognosi, esempi di sostanzialedistrazione di danaro pubblico che ne seguirono sono documentabili con datiufficiali; e due sono anzi documentati su questo stesso numero dellarivista.Tornando al fotovoltaico, due decreti firmati dal Suo predecessore, nelluglio 2005 e nel febbraio scorso, dando parziale esecuzione al decreto 387del 29/12/2003, hanno infranto un tabù che durava da oltre vent’anni: lapossibilità, per un soggetto privato o pubblico, possessore di un generatoreFV, di versare in rete l’elettricità da esso prodotta e di averla pagata auna tariffa ragionevolmente retributiva dell’investimento fatto. Essi hannocioè finalmente consentito anche in Italia, almeno per una fonte, quelsovvenzionamento “in conto energia” delle fonti rinnovabili grazie al qualela Ger-mania, partita da zero nel 1998, è oggi prima al mondo nell’eolico econtende il primato al Giappo-ne nel fotovoltaico. La possibilità per lostato di finanziare il sistema era stata già aperta dalla Legge n. 62 del 18aprile 2005, che all’articolo 15, n. 1, lettera f dispone “alla scadenzadelle convenzioni in essere, la cessazione, senza possibilità di proroghe,di ogni incentivazione per gli impianti fun-zionanti con fonti assimilatealle rinnovabili”. Dette convenzioni, essendo quindicennali e per lo piùdecorrenti dal 1992, dovranno in gran parte scadere nel 2007 e lasciare cosìdisponibile quella grossa quota del gettito dei sovrapprezzi “A3” che finoraè stata tanto malamente utilizzata. Fondi ingentissimi - circa 2 miliardi dieuro l’anno - con cui si potrà sovvenzionare adeguatamente l’elettricitàprodotta da fonti rinnovabili (preciso, non altre forme di energia, perchéil citato decreto 387 è a recepimento della Direttiva 77/2001/CE, cheriguarda solo l’elettricità da rinnovabili). Tuttavia quei due decreti, dei quali il secondo “integra” il primo, hannol’innegabile e grosso merito di esistere, ma sono da considerare punti dipartenza. Perché, oltre alle incertezze di interpretazio-ne, dovute al“burocratese stretto” nel quale per deplorevole prassi sono stati scritti edoltre alle assurde difficoltà, esse pure burocratiche, di cui sono statiinfarciti, pongono limiti di potenza installabile non solo paradossali in unpaese estero-dipendente per l’energia come il nostro, ma anche moltoinferiori alle attese e alle effettive richieste del mercato. Basti dire chegià al 30 marzo scorso le richieste di allacciamento pervenute al GRTN (ente“attuatore” del “conto energia FV”) erano per una potenza complessiva pari a1,6 volte il limite di 1.000 MWp che secondo i decreti dovrebbe es-sereraggiunto solo nel 2015. Il settore, di conseguenza, è bloccato. Gli operatori del ramo confidano quindi in Lei perchè, di concerto colMinistro dell’Ambiente, voglia al più presto provvedere a che la normativasulla fonte fotovoltaica, e sulle altre rinnovabili suscettibili di produrreelettricità, sia rivista e condensata in poche disposizioni semplici, chiaree adeguate alle esigenze di una grande potenza industriale.In proposito, Le faccio presente che la legge tedesca EEG del 21 luglio2004, pur riguardando il sovvenzionamento “in conto energia” di tutte lesette fonti rinnovabili definite tali dalla Direttiva 77/2001/CE, non ponead esse alcun limite di potenza installata ed occupa uno spazio tipograficopoco superiore a quello complessivo di quei nostri due decreti, cheriguardano solo la fotovoltaica.Signor Ministro, questa mia lettera aperta si sarebbe conclusa qui, con iconvenevoli di rito, se poche righe fa non mi fosse arrivato sulla scrivanialo schema di disegno di legge sull’energia da Lei appena presentato. Ne holetto con particolare interesse le parti che riguardano le fonti rinnovabili(sulle altre non ho una competenza adeguata) e mi permetto le seguentiosservazioni :a)- la forma letteraria è molto simile a quella dei due decreti Scajola;tanto da farmi pensare che gli estensori materiali siano gli stessi (ècambiato il Ministro; non, che si sappia, i burocrati ministe-riali);bisognerebbe perciò pregarli di scrivere in modo da farsi capire, come hannofatto con i loro collaboratori, molto opportunamente, il nostro nuovoMinistro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, e il ministro britannico pergli Affari Costituzionali, signora Harriet Hartman; b)- le fonti rinnovabili che vengono indicate come da favorire, sia nellarelazione che nel testo (art. 2), sono solo il solare termico e ibiocarburanti; nessun accenno al fotovoltaico o ad altre rinnovabi-li; ilche farebbe temere che proprio soltanto su quelle il Governo voglia puntare;anche se non rie-sco a crederlo, considerata la situazione che Le hodescritto e che chiunque informato sulla materia Le confermerà;c)- circa il solare termico civile, l’Italia è battuta, ad esempio, daAustria e Grecia per 200 a 8 (mq ogni 100 abitanti), soprattutto per gliostacoli che tali impianti incontrano in troppi regolamenti edi-lizicomunali, anche se da installare su stabili non centrali o non diparticolare valore artistico o sto-rico; molto opportuna quindi la “massimasemplificazione amministrativa” prevista alla lettera d) dell’articolo 2;riguardo invece agli “incentivi”, previsti alla lettera e), fra glioperatori c’è chi so-stiene che essi, se non fossero di natura semplicementefiscale, potrebbero creare più danni che van-taggi al mercato, consideratoche un collettore solare termico, di buona qualità e ben installato,am-mortizza da solo il suo costo, in un tempo ragionevole;d)- circa i biocarburanti, mi consenta di farLe presente, signor Ministro,anzitutto che l’Italia non può dedicarvi le estensioni di terreno che videdica il Brasile, per cui il loro contributo effettivo sa-rebbe minimo, eche comunque, secondo esperti molto qualificati, i biocarburanti sono ilsistema tecnicamente meno efficiente ed energeticamente meno ripagante(qualunque altro è migliore) con cui utilizzare una data superficie diterritorio per ricavare energia dalla radiazione solare inci-dente; veda alriguardo, in calce alla presente, la tabella e i commenti ad essa stralciatida un recente libro di uno dei nostri migliori specialisti in materia dienergia, Domenico Coiante;e)- fra le abrogazioni disposte dall’articolo 6, c’è anche l’articolo 15della Legge 62/2005; articolo che come sopra ho accennato vieta il rinnovodelle convenzioni scadute per fonti “assimilate” e la stipulazione di nuoveconvenzioni di quel tipo; è evidente che la sua abrogazione riaprirebbe lastrada a un proseguimento in perpetuo del vergognoso raggiro Cip6 che statruffando gli italiani da 14 anni; è sicuro, signor Ministro, che sia questoche vuole il Governo ? Non sarà che l’aver compreso l’articolo 15 fra quellida abrogare sia stata una “involontaria svista” di qualche burocrate ? Le chiedo scusa della prolissità, signor Ministro, La ringrazio dell’attenzione e Le porgo i miei più cordiali saluti.
Leonardo Libero
25 giugno 2006

martedì 24 luglio 2007

comunicato stampa 23 Luglio 2007

Il sequestro operato dalla Polizia di Stato di Partinico in una operazione congiunta con il commissariato P.S. di Mazara del Vallo, della discarica a cielo aperto di liquami inquinanti provenienti dalla distilleria Bertolino, nei terreni di proprietà della stessa imprenditrice a confine tra i comuni di Mazara del Vallo e Campobello di Mazara, deve farci comprendere che la questione Bertolino non è affatto chiusa come qualcuno da qualche tempo vorrebbe farci credere. Anzi bisogna tenere sempre viva l’attenzione e riprendere la lotta per mettere la parola fine a questa decennale telenovela.
Un sentito ringraziamento ed una profonda gratitudine ci sentiamo di esprimere nei confronti del Vicequestore Carmine Mosca e dei suoi uomini che con un certosino lavoro di indagini hanno portato a termine questa brillante operazione che ha evitato che il nostro territorio venisse devastato. Vogliamo inoltre ringraziare l’emittente Telejato, che ancora una volta è stata pronta a documentare con le sue telecamere quell’orrendo crimine ambientale. Le raccapriccianti immagini messe in onda, ci ha lasciato letteralmente sconvolti, ciò che si è visto in quelle riprese televisive non ha nulla da invidiare ad una descrizione dell’inferno dantesco: liquami nauseabondi, colonne di fumo……un territorio completamente devastato.
Sicuramente le falde acquifere sottostanti subiranno danni gravissimi e forse irreversibili.
Ci chiediamo: ma qualcuno pagherà per questo disastro ambientale?
A tal proposito chiediamo formalmente ai Sindaci di Mazara del Vallo e Campobello di Mazara di costituirsi parte civile nell’eventuale processo che verrà istruito a carico di chi ha provocato questo disastro ambientale. Dal canto nostro, abbiamo dato mandato ai nostri legali di studiare la possibilità di costituirci anche noi Parte Civile in tale processo.

Mazara 23 luglio 2007
La Responsabile dei C.S.I.
Angela Anselmo

democrazia negata

DEMOCRAZIA NEGATA

Il “Gruppo Distillerie Bertolino” spa di Partinico è una azienda leader mondiale nel campo della produzione di alcol etilico e bioetanolo. Possiede impianti oltre che in Italia anche in Europa ed in Sud America, la distilleria di Partinico (PA) è la più grande d’Europa. La proprietaria Antonina Bertolino << è figlia di Giuseppe, vissuto e morto in odor di mafia, e guida con cipiglio e bravura l’eredità paterna. Suo cognato è Angelo Siino (ex esponente di spicco di Cosanostra ora collaboratore di Giustizia). Brusca sostiene che proprio nel cortile della distilleria lui e “Bronson” sfogliarono il rapporto dei carabinieri su mafia e appalti>>. ( Alfio Caruso “ Da cosa nasce cosa” ed. Longanesi).
Da oltre vent’anni è in lotta con gli abitanti di quella città, che l’accusano di inquinare l’area e le acque sotterranee, superficiali e marine. Ha subito vari processi, sempre per inquinamento, nel febbraio 1999 è stata condannata con sentenza definitiva a 13 mesi di detenzione. Nel 1998, ottenne un finaziamento statale di 62 miliardi a fronte di un investimento complessivo di 82 per delocalizzare quell’impianto ritenuto la causa dell’inquinamento di Partinico. La ditta comprò un grosso appezzamento di terreno agricolo nel territorio di Mazara del Vallo (TP). Ottima scelta per la vicinanza al porto di Trapani ma ancora di più per il bacino acquifero che trovasi nel sottosuolo di quel terreno, infatti ben tre comuni Mazara, Marsala e Petrosino attingono acqua potabile dalla quella falda acquifera. Ciò non sembra essere un ostacolo per i funzionari regionali che dovrebbero dare parere favorevole al prelievo da parte della ditta di “appena” 40 litri di acqua al secondo, quantità bastevole per soddisfare le necessità di una città di 25.000 abitanti. Ovviamente i cittadini mazaresi consapevoli dei rischi ambientali cui andavano incontro, si opposero, nacque un comitato spontaneo che in pochi giorni presentò al sindaco una petizione contraria all’insediamento sottoscritta da oltre 4.000 cittadini. Il consiglio comunale, cui spettava la decisione sulla variante urbanistica da terreno agricolo ad industriale indispensabile alla ditta per proseguire nel progetto, all’unanimità rigettò la richiesta. Mazara fu…. salva? Ma nemmeno per sogno! La ditta, comprò un terreno nel vicino comune di Campobello, stesso iter e stesso risultato. Allora ritornò a Mazara, comprò un altro terreno in zona industriale, presentò una lottizzazione che il Consiglio Comunale bocciò. Presentò una serie di ricorsi al TAR Sicilia , chiedendo tra l’altro un risarcimento danni per centinaia di milioni di euro, qualche giorno fa, il TAR li ha rigettati.
L’ imprenditrice capì che finché il potere decisionale era nelle mani dei Consigli Comunali, supportati dai cittadini, il suo progetto non avrebbe mai visto la luce. Ma, decisa a realizzare il suo progetto, prova a scavalcare la sovranità popolare e, nel febbraio ’02, si rivolge alla Regione Siciliana. ( le vie della politica siciliana sono infinite!) chiedendo all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente l’autorizzazione ai sensi dell’ art. 69 della L.R. n. 32/2000 che combinato con l’art. 7 L.R. 65/81, equiparerebbe la ditta ad ente pubblico e quella famosa variante urbanistica non sarebbe più di competenza comunale, ma regionale.
I “solerti” funzionari regionali accettarono questa richiesta ed avviarono l’iter burocratico per concedere il nulla osta. Ovviamente, l’ Amministrazione Comunale di Mazara contestò questa interpretazione delle norme, facendo osservare che:
1) l’impianto non produrrebbe energia da fonti rinnovabili, bensì additivi per idrocarburi;
2) non si configura la necessità di realizzare l’opera per soddisfare ad un rilevante interesse pubblico;
3) l’opera da eseguire non è di interesse statale o regionale.
Per cui non si doveva attivare alcun iter per la realizzazione di questo opificio. Il comune di Mazara è pronto ad adire alle vie legali contro i suddetti funzionari regionali. Essi tra l’altro non tengono in considerazione il fatto che l’area interessata al progetto ricade nel Sito d’Importanza Comunitaria “Sciare di Marsala”. Di ciò è stata informata la Commissione Europea, che ha richiesto al Ministero dell’Ambiente una relazione in merito. E’ probabile che la C.E. avvii una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.
Come Mazara anche i Comuni di: Marsala, Petrosino, Campobello, Castelvetrano e la Provincia Regionale di Trapani hanno più volte e sempre all’unanimità deliberato in senso contrario alla realizzazione. Dopo anni di silenzio sulla vicenda, il 22/2/05, l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato una mozione che impegnava il Governo Siciliano ad impedire la realizzazione dell’impianto nel territorio di Mazara. Come a dire che oltre i cittadini tutti i politici comunali, provinciali e regionali si sono espressi in senso negativo. Eppure, magia della politica siciliana, ad oggi, il Governatore Cuffaro e l’ assessore al territorio ed ambiente non hanno messo la parola fine a questa telenovela.
Essi si trincerano dietro un assoluto mutismo. La vicenda, con l’ingresso in campo del Ministero all’Ambiente e La Commissione Europea, è diventata una vera e propria “Patata bollente”.
I funzionari regionali dicono che è un problema politico, questi ribattono che è un problema tecnico. Il C.R.U. Consiglio Regionale dell’Urbanistica da tre anni deve dare un parere, per due volte hanno trattato l’argomento, ma non hanno dato alcun parere! Nessuno ha il coraggio di dare una risposta definitiva.
Come si può negare il “Diritto d’impresa” invocato dalla ditta Bertolino? Ma d’altra parte, come si possono scontentare circa 200.000 potenziali elettori? Specialmente adesso che si avvicinano le elezioni nazionali, regionali e molto probabilmente anche le provinciali? I politici regionali non sanno che pesci pigliare!
In questa vicenda va sottolineata la caparbietà e la serietà di molti studenti delle Superiori mazaresi, petrosileni e marsalesi che hanno dato vita al C.S.I Comitato Studenti Imbattibili. Nel corso di questi tre anni sono stati i veri protagonisti di questa battaglia per impedire quello che reputano un vero e proprio sopruso. Loro grande merito è quello di aver tenuto desta l’attenzione su questa vicenda e fatto da stimolo alle Amministrazioni Comunali dei tre centri interessati. In questi anni sono stati sempre in prima linea. Hanno sempre agito nella legalità e nel rispetto delle leggi. Hanno organizzato moltissime assemblee per informare quanti più possibili studenti di quanto si stava tramando ai loro danni. Hanno organizzato cortei a Mazara, Petrosino e Marsala, ognuno dei quali ha visto la partecipazione di migliaia di studenti. In conclusione sono stati da esempio per i “grandi”, troppo spesso disattenti ai problemi sociali.
In un paese che si dice civile e democratico, il comportamento dell’On. S. Cuffaro, Governatore della Sicilia è veramente inconcepibile: Da tre anni, i ragazzi del C.S.I. hanno più volte chiesto, tramite i Sindaci ed il Prefetto di Trapani che il Governatore Cuffaro organizzasse una conferenza di servizio per trovare una soluzione a tale grave problema. Egli ha sempre rifiutato di trattare questo tema. Alla responsabile del C.S.I. che Lo incalzava ebbe a dire:
“io ho le mie idee e me le tengo per me….;
"qui c’è un problema di scelte politiche…..;

""….la risposta non dipende da me…”.

Non ha cambiato atteggiamento nemmeno dopo alcuni fatti veramente significativi:
- 12/1/05 :
il Ministero delle Attività Produttive, anche per l’interessamento della Commissione Nazionale Antimafia, decreta la revoca del finanziamento a suo tempo concesso;
- 17/1/05 :
una nota del Ministero dell’Ambiente, richiama l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente all’osservanza delle norme di salvaguardia dei Siti di Interesse Comunitario, onde evitare l’attivazione di una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea;
- 11/2/05 :
una trentina di persone: consiglieri comunali, studenti e cittadini ci siamo incatenati davanti al Museo del “Satiro danzante”, non per impedirne la partenza per il Giappone, si chiedeva che il governo regionale si esprimesse sulla vicenda Bertolino. Trecento poliziotti in completa tenuta antisommossa protetti da caschi ed armati manganelli ci hanno, delicatamente, “sgomberati”. Tre consiglieri comunali, uno provinciale, la responsabile del C.S.I. ed il sottoscritto abbiamo dovuto far ricorso alle cure del Pronto Soccorso con prognosi da 6 a 15 giorni.
- 22/2/05:
l’Assemblea Regionale Siciliana, finalmente, discute ed approva con solo due astenuti, tre mozioni che impegnano il Governo Siciliano ad impedire la realizzazione del megaimpianto industriale Bertolino in territorio di Mazara del Vallo.
- 16/4/05:
C.S.I., partiti politici, sindacati ed associazioni di volontariato hanno ideato e organizzato una grandiosa e pacifica manifestazione che ha visto scendere in piazza circa 10.000 persone di tutte le età e ceti sociali che gridavano forte il loro NO al megaimpianto.
Ancora oggi, i signori della politica regionale siciliana non si degnano di mettere fine a questa stramaledetta vicenda Bertolino.
Ottobre 2005
PROF. ANSELMO GIACOMO

lunedì 23 luglio 2007

CHI SIAMO
Siamo un gruppo di studenti che venuti a conoscenza e presa coscienza della vicenda “distilleria” abbiamo deciso di scendere in campo perché consideriamo tutta questa storia un “sopruso” che certi “adulti” hanno deciso di perpetrare ai nostri danni e NOI non ci stiamo! Abbiamo voluto assumere un ruolo paragonabile alla fiammella di una caldaia a gas: piccola, silenziosa, economica poco, quasi insignificante, ma attiva 24 ore al giorno ed indispensabile per accendere il fuoco, sperando che al momento opportuno nel serbatoio ci sia abbastanza GAS per ACCENDERE un grande FUOCO. Abbiamo tenuto desta l’attenzione delle città di Mazara e Petrosino, tramite:
- la pubblicazione di articoli su giornali locali, regionali e nazionali;
- la realizzazione di trasmissioni radiofoniche e televisive (tra le altre: “Le Iene” di Italia 1 e “Ambiente Italia” di RAI 3).
- la organizzazione di due cortei cittadini, il 12/7/03 ed il 29/11/03 che ha visto scendere in piazza duemila studenti mazaresi e petrosileni.
Abbiamo tentato di interessare i politici: locali, provinciali, regionali e nazionali di tutti i partiti, alcuni di loro ci hanno ascoltato. Purtroppo, quelli che hanno potere decisionale, vale a dire i politici regionali, hanno eretto un vero e proprio”MURO DI GOMMA” rispondendo con il silenzio alle nostre grida disperate.
Particolarmente “assordante” risulta il silenzio dell’On. Salvatore Cuffaro nelle sue mansioni di:
Presidente della Regione, Commissario Delegato all’emergenza idrica nonché Commissario Delegato ai rifiuti.
Unisciti a Noi,
Difendi il tuo futuro.