LETTERA APERTA AL NUOVO MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO - On.le PierluigiBersani - 02/07/2006Lettera Aperta di Leonardo Libero, Direttore Editoriale del Periodico"Energia Dal Sole", e grande esperto di energie rinnovabili.
On.le Pierluigi Bersanidi
Leonardo Libero, Direttore Editoriale del periodico "Energia Dal Sole"
Signor Ministro,nel momento in cui Le scrivo, da diversi mesi il prezzo del petrolio non èpiù ridi-sceso sotto i 70 dollari il barile e ha anzi avuto una punta oltrei 74. Alla metà del 2002 era intorno ai 27 dollari. Il forte aumento si èovviamente esteso ai prezzi delle altre fonti energetiche conven-zionali.Uno per tutti, quello dell’Uranio, passato dai 9,70 dollari la libbra delgennaio 2002 ai 37,5 del gennaio 2006 (fonte, Cameco, uno dei maggioriproduttori mondiali).Di fronte a questa situazione preoccupante, specie per un paese industriale,ma estero-dipendente per l’energia come il nostro, è abitudine consolatoriadi molte voci autorevoli, private e pubbliche, attribuirne la causa alletensioni internazionali e alla speculazione. Come se nella storia dell’uomoci fosse stato anche un solo anno di assoluta pace; e come se laspeculazione sui beni più richiesti non facesse parte della natura umana findai primordi.In realtà, secondo una scuola di pensiero che si sta sempre più affermando,è imminente - se non già superato - il momento nel quale l’umanità avràesaurito metà del greggio estraibile a costi compati-bili col modo di vitadei paesi progrediti (ne avrà cioè raggiunto “il picco”). Per cui inseguito, poi-ché la richiesta ben difficilmente scenderà, la suadisponibilità potrà solo diminuire e il suo prezzo solo aumentare.C’è chi dubita che il ricorso alle fonti rinnovabili – sole, vento, idro,geotermia, etc. – possa anche in minima parte contribuire alla soluzione delproblema. Di certo però non ne dubitano i governi di paesi industriali moltopiù autosufficienti del nostro per l’energia come la Germania, il Giappone,gli USA e diversi altri, che da molti anni procedono con convinzione suquella strada.La fonte rinnovabile più abbondante in Italia, Paese del Sole perantonomasia, è appunto il Sole. Ed è paradossale che proprio l’Italia siaagli ultimi posti nello sfruttamento di quel suo autentico dono di Dio eagli ultimissimi posti nella produzione di materiali adatti allo scopo. Allafine del 2005, per esempio, la diffusione di impianti fotovoltaici era disoli 0,62 Wp per abitante, contro i 3,94 medi dell’UE a 25, i 18,56 dellaGermania, i 3,13 dell’Olanda, gli 0,77 della Finlandia. E alla fine del2004, altro esempio, la produzione di celle fotovoltaiche era di soli 7,9MWp/anno, contro i 604 del Giappone, i 198 della Germania, gli 81 dellaSpagna, i 10,7 della piccola Norvegia. Situazione paradossale, ma non casuale, perché i motivi sono ben noti a chiconosca la materia e sono soprattutto due, presumibilmente interlacciati. Il primo è l’ostruzionismo sempre frapposto dall’Enel allaelettrogenerazione diffusa – impiego ideale per la conversione fotovoltaica- e il qua-si blocco che ne hanno di conseguenza subìto le attività privatein quel settore. Un ostruzionismo realizzato arrogandosi sulla materia unpotere normativo tecnico che la legge vigente (la 186/1968) riserva solo alCEI e poi esercitandolo solo parzialmente e con ritardi di anni (ovvio iltacito bene-stare dei governi pro tempore). Un ostruzionismo arrivato alpunto di “fare la cresta” sui costi di al-lacciamento degli impianti allarete e di farla in modo tanto sfacciato – fino al quadruplo del giusto – daprovocare, l’8 agosto 2001, una pubblica censura dall’Autorità per l’Energiae l’ordine di ces-sare da quel comportamento. Insensibile alla vergogna,quel poderoso centro di potere che è rimasto l’Enel, ancorché in parteprivatizzato, oggi cerca di ostacolare le attività altrui nel settoreesercitan-dole esso stesso attraverso Enel-Si, azienda che progetta, vende einstalla impianti FV. In tal modo perciò, secondo un suo inveterato costume,esso si è arrogato il privilegio di ricoprire, sullo stesso terreno, i ruolidi arbitro e di giocatore. Il secondo motivo dell’enorme “gap” italiano nel settore fotovoltaico e, piùin generale, nello sfruttamento delle fonti rinnovabili, è il colossaleraggiro normativo che gli operatori del ramo conosco-no come “il caso Cip6”.Denunciato all’unanimità dalla X^ Commissione della Camera il 6 no-vembre2003 e stimato in 60.000 miliardi di Lire (oltre il doppio del casoParmalat), esso ha avuto origine nel 1992. Fu il 29 aprile di quell’anno cheil Comitato Interministeriale Prezzi, col provve-dimento n. 6, impose agliutenti elettrici il pagamento di sovrapprezzi (le “componenti tariffarieA3“) a sostegno delle fonti “rinnovabili o assimilate”, ma senza precisareesaurientemente i criteri secondo i quali stabilire se una fonte fosse o no“assimilabile”, alle rinnovabili. Di conseguenza, fra le fonti “assimilate”– e come tali sovvenzionate col gettito di quei sovrapprezzi - fu ammesso ditutto, e soprattutto residui di raffinazione petrolifera e rifiuti nonbiodegradabili. Al punto che oltre l’80 per cento del sostegno economicopubblico è sempre andato, e va tutt’ora, ad elettricità prodotta da fonti“assimilate”, cioè “sporche”, mentre solo il restante 20 per cento scarso vaa quelle “pulite”, in nome delle quali i cittadini italiani vengono tassati(e più di ogni altro cittadino europeo: a quello stesso scopo i tedeschipagano circa la metà). I clamorosi, vergognosi, esempi di sostanzialedistrazione di danaro pubblico che ne seguirono sono documentabili con datiufficiali; e due sono anzi documentati su questo stesso numero dellarivista.Tornando al fotovoltaico, due decreti firmati dal Suo predecessore, nelluglio 2005 e nel febbraio scorso, dando parziale esecuzione al decreto 387del 29/12/2003, hanno infranto un tabù che durava da oltre vent’anni: lapossibilità, per un soggetto privato o pubblico, possessore di un generatoreFV, di versare in rete l’elettricità da esso prodotta e di averla pagata auna tariffa ragionevolmente retributiva dell’investimento fatto. Essi hannocioè finalmente consentito anche in Italia, almeno per una fonte, quelsovvenzionamento “in conto energia” delle fonti rinnovabili grazie al qualela Ger-mania, partita da zero nel 1998, è oggi prima al mondo nell’eolico econtende il primato al Giappo-ne nel fotovoltaico. La possibilità per lostato di finanziare il sistema era stata già aperta dalla Legge n. 62 del 18aprile 2005, che all’articolo 15, n. 1, lettera f dispone “alla scadenzadelle convenzioni in essere, la cessazione, senza possibilità di proroghe,di ogni incentivazione per gli impianti fun-zionanti con fonti assimilatealle rinnovabili”. Dette convenzioni, essendo quindicennali e per lo piùdecorrenti dal 1992, dovranno in gran parte scadere nel 2007 e lasciare cosìdisponibile quella grossa quota del gettito dei sovrapprezzi “A3” che finoraè stata tanto malamente utilizzata. Fondi ingentissimi - circa 2 miliardi dieuro l’anno - con cui si potrà sovvenzionare adeguatamente l’elettricitàprodotta da fonti rinnovabili (preciso, non altre forme di energia, perchéil citato decreto 387 è a recepimento della Direttiva 77/2001/CE, cheriguarda solo l’elettricità da rinnovabili). Tuttavia quei due decreti, dei quali il secondo “integra” il primo, hannol’innegabile e grosso merito di esistere, ma sono da considerare punti dipartenza. Perché, oltre alle incertezze di interpretazio-ne, dovute al“burocratese stretto” nel quale per deplorevole prassi sono stati scritti edoltre alle assurde difficoltà, esse pure burocratiche, di cui sono statiinfarciti, pongono limiti di potenza installabile non solo paradossali in unpaese estero-dipendente per l’energia come il nostro, ma anche moltoinferiori alle attese e alle effettive richieste del mercato. Basti dire chegià al 30 marzo scorso le richieste di allacciamento pervenute al GRTN (ente“attuatore” del “conto energia FV”) erano per una potenza complessiva pari a1,6 volte il limite di 1.000 MWp che secondo i decreti dovrebbe es-sereraggiunto solo nel 2015. Il settore, di conseguenza, è bloccato. Gli operatori del ramo confidano quindi in Lei perchè, di concerto colMinistro dell’Ambiente, voglia al più presto provvedere a che la normativasulla fonte fotovoltaica, e sulle altre rinnovabili suscettibili di produrreelettricità, sia rivista e condensata in poche disposizioni semplici, chiaree adeguate alle esigenze di una grande potenza industriale.In proposito, Le faccio presente che la legge tedesca EEG del 21 luglio2004, pur riguardando il sovvenzionamento “in conto energia” di tutte lesette fonti rinnovabili definite tali dalla Direttiva 77/2001/CE, non ponead esse alcun limite di potenza installata ed occupa uno spazio tipograficopoco superiore a quello complessivo di quei nostri due decreti, cheriguardano solo la fotovoltaica.Signor Ministro, questa mia lettera aperta si sarebbe conclusa qui, con iconvenevoli di rito, se poche righe fa non mi fosse arrivato sulla scrivanialo schema di disegno di legge sull’energia da Lei appena presentato. Ne holetto con particolare interesse le parti che riguardano le fonti rinnovabili(sulle altre non ho una competenza adeguata) e mi permetto le seguentiosservazioni :a)- la forma letteraria è molto simile a quella dei due decreti Scajola;tanto da farmi pensare che gli estensori materiali siano gli stessi (ècambiato il Ministro; non, che si sappia, i burocrati ministe-riali);bisognerebbe perciò pregarli di scrivere in modo da farsi capire, come hannofatto con i loro collaboratori, molto opportunamente, il nostro nuovoMinistro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, e il ministro britannico pergli Affari Costituzionali, signora Harriet Hartman; b)- le fonti rinnovabili che vengono indicate come da favorire, sia nellarelazione che nel testo (art. 2), sono solo il solare termico e ibiocarburanti; nessun accenno al fotovoltaico o ad altre rinnovabi-li; ilche farebbe temere che proprio soltanto su quelle il Governo voglia puntare;anche se non rie-sco a crederlo, considerata la situazione che Le hodescritto e che chiunque informato sulla materia Le confermerà;c)- circa il solare termico civile, l’Italia è battuta, ad esempio, daAustria e Grecia per 200 a 8 (mq ogni 100 abitanti), soprattutto per gliostacoli che tali impianti incontrano in troppi regolamenti edi-lizicomunali, anche se da installare su stabili non centrali o non diparticolare valore artistico o sto-rico; molto opportuna quindi la “massimasemplificazione amministrativa” prevista alla lettera d) dell’articolo 2;riguardo invece agli “incentivi”, previsti alla lettera e), fra glioperatori c’è chi so-stiene che essi, se non fossero di natura semplicementefiscale, potrebbero creare più danni che van-taggi al mercato, consideratoche un collettore solare termico, di buona qualità e ben installato,am-mortizza da solo il suo costo, in un tempo ragionevole;d)- circa i biocarburanti, mi consenta di farLe presente, signor Ministro,anzitutto che l’Italia non può dedicarvi le estensioni di terreno che videdica il Brasile, per cui il loro contributo effettivo sa-rebbe minimo, eche comunque, secondo esperti molto qualificati, i biocarburanti sono ilsistema tecnicamente meno efficiente ed energeticamente meno ripagante(qualunque altro è migliore) con cui utilizzare una data superficie diterritorio per ricavare energia dalla radiazione solare inci-dente; veda alriguardo, in calce alla presente, la tabella e i commenti ad essa stralciatida un recente libro di uno dei nostri migliori specialisti in materia dienergia, Domenico Coiante;e)- fra le abrogazioni disposte dall’articolo 6, c’è anche l’articolo 15della Legge 62/2005; articolo che come sopra ho accennato vieta il rinnovodelle convenzioni scadute per fonti “assimilate” e la stipulazione di nuoveconvenzioni di quel tipo; è evidente che la sua abrogazione riaprirebbe lastrada a un proseguimento in perpetuo del vergognoso raggiro Cip6 che statruffando gli italiani da 14 anni; è sicuro, signor Ministro, che sia questoche vuole il Governo ? Non sarà che l’aver compreso l’articolo 15 fra quellida abrogare sia stata una “involontaria svista” di qualche burocrate ? Le chiedo scusa della prolissità, signor Ministro, La ringrazio dell’attenzione e Le porgo i miei più cordiali saluti.
Leonardo Libero
25 giugno 2006
On.le Pierluigi Bersanidi
Leonardo Libero, Direttore Editoriale del periodico "Energia Dal Sole"
Signor Ministro,nel momento in cui Le scrivo, da diversi mesi il prezzo del petrolio non èpiù ridi-sceso sotto i 70 dollari il barile e ha anzi avuto una punta oltrei 74. Alla metà del 2002 era intorno ai 27 dollari. Il forte aumento si èovviamente esteso ai prezzi delle altre fonti energetiche conven-zionali.Uno per tutti, quello dell’Uranio, passato dai 9,70 dollari la libbra delgennaio 2002 ai 37,5 del gennaio 2006 (fonte, Cameco, uno dei maggioriproduttori mondiali).Di fronte a questa situazione preoccupante, specie per un paese industriale,ma estero-dipendente per l’energia come il nostro, è abitudine consolatoriadi molte voci autorevoli, private e pubbliche, attribuirne la causa alletensioni internazionali e alla speculazione. Come se nella storia dell’uomoci fosse stato anche un solo anno di assoluta pace; e come se laspeculazione sui beni più richiesti non facesse parte della natura umana findai primordi.In realtà, secondo una scuola di pensiero che si sta sempre più affermando,è imminente - se non già superato - il momento nel quale l’umanità avràesaurito metà del greggio estraibile a costi compati-bili col modo di vitadei paesi progrediti (ne avrà cioè raggiunto “il picco”). Per cui inseguito, poi-ché la richiesta ben difficilmente scenderà, la suadisponibilità potrà solo diminuire e il suo prezzo solo aumentare.C’è chi dubita che il ricorso alle fonti rinnovabili – sole, vento, idro,geotermia, etc. – possa anche in minima parte contribuire alla soluzione delproblema. Di certo però non ne dubitano i governi di paesi industriali moltopiù autosufficienti del nostro per l’energia come la Germania, il Giappone,gli USA e diversi altri, che da molti anni procedono con convinzione suquella strada.La fonte rinnovabile più abbondante in Italia, Paese del Sole perantonomasia, è appunto il Sole. Ed è paradossale che proprio l’Italia siaagli ultimi posti nello sfruttamento di quel suo autentico dono di Dio eagli ultimissimi posti nella produzione di materiali adatti allo scopo. Allafine del 2005, per esempio, la diffusione di impianti fotovoltaici era disoli 0,62 Wp per abitante, contro i 3,94 medi dell’UE a 25, i 18,56 dellaGermania, i 3,13 dell’Olanda, gli 0,77 della Finlandia. E alla fine del2004, altro esempio, la produzione di celle fotovoltaiche era di soli 7,9MWp/anno, contro i 604 del Giappone, i 198 della Germania, gli 81 dellaSpagna, i 10,7 della piccola Norvegia. Situazione paradossale, ma non casuale, perché i motivi sono ben noti a chiconosca la materia e sono soprattutto due, presumibilmente interlacciati. Il primo è l’ostruzionismo sempre frapposto dall’Enel allaelettrogenerazione diffusa – impiego ideale per la conversione fotovoltaica- e il qua-si blocco che ne hanno di conseguenza subìto le attività privatein quel settore. Un ostruzionismo realizzato arrogandosi sulla materia unpotere normativo tecnico che la legge vigente (la 186/1968) riserva solo alCEI e poi esercitandolo solo parzialmente e con ritardi di anni (ovvio iltacito bene-stare dei governi pro tempore). Un ostruzionismo arrivato alpunto di “fare la cresta” sui costi di al-lacciamento degli impianti allarete e di farla in modo tanto sfacciato – fino al quadruplo del giusto – daprovocare, l’8 agosto 2001, una pubblica censura dall’Autorità per l’Energiae l’ordine di ces-sare da quel comportamento. Insensibile alla vergogna,quel poderoso centro di potere che è rimasto l’Enel, ancorché in parteprivatizzato, oggi cerca di ostacolare le attività altrui nel settoreesercitan-dole esso stesso attraverso Enel-Si, azienda che progetta, vende einstalla impianti FV. In tal modo perciò, secondo un suo inveterato costume,esso si è arrogato il privilegio di ricoprire, sullo stesso terreno, i ruolidi arbitro e di giocatore. Il secondo motivo dell’enorme “gap” italiano nel settore fotovoltaico e, piùin generale, nello sfruttamento delle fonti rinnovabili, è il colossaleraggiro normativo che gli operatori del ramo conosco-no come “il caso Cip6”.Denunciato all’unanimità dalla X^ Commissione della Camera il 6 no-vembre2003 e stimato in 60.000 miliardi di Lire (oltre il doppio del casoParmalat), esso ha avuto origine nel 1992. Fu il 29 aprile di quell’anno cheil Comitato Interministeriale Prezzi, col provve-dimento n. 6, impose agliutenti elettrici il pagamento di sovrapprezzi (le “componenti tariffarieA3“) a sostegno delle fonti “rinnovabili o assimilate”, ma senza precisareesaurientemente i criteri secondo i quali stabilire se una fonte fosse o no“assimilabile”, alle rinnovabili. Di conseguenza, fra le fonti “assimilate”– e come tali sovvenzionate col gettito di quei sovrapprezzi - fu ammesso ditutto, e soprattutto residui di raffinazione petrolifera e rifiuti nonbiodegradabili. Al punto che oltre l’80 per cento del sostegno economicopubblico è sempre andato, e va tutt’ora, ad elettricità prodotta da fonti“assimilate”, cioè “sporche”, mentre solo il restante 20 per cento scarso vaa quelle “pulite”, in nome delle quali i cittadini italiani vengono tassati(e più di ogni altro cittadino europeo: a quello stesso scopo i tedeschipagano circa la metà). I clamorosi, vergognosi, esempi di sostanzialedistrazione di danaro pubblico che ne seguirono sono documentabili con datiufficiali; e due sono anzi documentati su questo stesso numero dellarivista.Tornando al fotovoltaico, due decreti firmati dal Suo predecessore, nelluglio 2005 e nel febbraio scorso, dando parziale esecuzione al decreto 387del 29/12/2003, hanno infranto un tabù che durava da oltre vent’anni: lapossibilità, per un soggetto privato o pubblico, possessore di un generatoreFV, di versare in rete l’elettricità da esso prodotta e di averla pagata auna tariffa ragionevolmente retributiva dell’investimento fatto. Essi hannocioè finalmente consentito anche in Italia, almeno per una fonte, quelsovvenzionamento “in conto energia” delle fonti rinnovabili grazie al qualela Ger-mania, partita da zero nel 1998, è oggi prima al mondo nell’eolico econtende il primato al Giappo-ne nel fotovoltaico. La possibilità per lostato di finanziare il sistema era stata già aperta dalla Legge n. 62 del 18aprile 2005, che all’articolo 15, n. 1, lettera f dispone “alla scadenzadelle convenzioni in essere, la cessazione, senza possibilità di proroghe,di ogni incentivazione per gli impianti fun-zionanti con fonti assimilatealle rinnovabili”. Dette convenzioni, essendo quindicennali e per lo piùdecorrenti dal 1992, dovranno in gran parte scadere nel 2007 e lasciare cosìdisponibile quella grossa quota del gettito dei sovrapprezzi “A3” che finoraè stata tanto malamente utilizzata. Fondi ingentissimi - circa 2 miliardi dieuro l’anno - con cui si potrà sovvenzionare adeguatamente l’elettricitàprodotta da fonti rinnovabili (preciso, non altre forme di energia, perchéil citato decreto 387 è a recepimento della Direttiva 77/2001/CE, cheriguarda solo l’elettricità da rinnovabili). Tuttavia quei due decreti, dei quali il secondo “integra” il primo, hannol’innegabile e grosso merito di esistere, ma sono da considerare punti dipartenza. Perché, oltre alle incertezze di interpretazio-ne, dovute al“burocratese stretto” nel quale per deplorevole prassi sono stati scritti edoltre alle assurde difficoltà, esse pure burocratiche, di cui sono statiinfarciti, pongono limiti di potenza installabile non solo paradossali in unpaese estero-dipendente per l’energia come il nostro, ma anche moltoinferiori alle attese e alle effettive richieste del mercato. Basti dire chegià al 30 marzo scorso le richieste di allacciamento pervenute al GRTN (ente“attuatore” del “conto energia FV”) erano per una potenza complessiva pari a1,6 volte il limite di 1.000 MWp che secondo i decreti dovrebbe es-sereraggiunto solo nel 2015. Il settore, di conseguenza, è bloccato. Gli operatori del ramo confidano quindi in Lei perchè, di concerto colMinistro dell’Ambiente, voglia al più presto provvedere a che la normativasulla fonte fotovoltaica, e sulle altre rinnovabili suscettibili di produrreelettricità, sia rivista e condensata in poche disposizioni semplici, chiaree adeguate alle esigenze di una grande potenza industriale.In proposito, Le faccio presente che la legge tedesca EEG del 21 luglio2004, pur riguardando il sovvenzionamento “in conto energia” di tutte lesette fonti rinnovabili definite tali dalla Direttiva 77/2001/CE, non ponead esse alcun limite di potenza installata ed occupa uno spazio tipograficopoco superiore a quello complessivo di quei nostri due decreti, cheriguardano solo la fotovoltaica.Signor Ministro, questa mia lettera aperta si sarebbe conclusa qui, con iconvenevoli di rito, se poche righe fa non mi fosse arrivato sulla scrivanialo schema di disegno di legge sull’energia da Lei appena presentato. Ne holetto con particolare interesse le parti che riguardano le fonti rinnovabili(sulle altre non ho una competenza adeguata) e mi permetto le seguentiosservazioni :a)- la forma letteraria è molto simile a quella dei due decreti Scajola;tanto da farmi pensare che gli estensori materiali siano gli stessi (ècambiato il Ministro; non, che si sappia, i burocrati ministe-riali);bisognerebbe perciò pregarli di scrivere in modo da farsi capire, come hannofatto con i loro collaboratori, molto opportunamente, il nostro nuovoMinistro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, e il ministro britannico pergli Affari Costituzionali, signora Harriet Hartman; b)- le fonti rinnovabili che vengono indicate come da favorire, sia nellarelazione che nel testo (art. 2), sono solo il solare termico e ibiocarburanti; nessun accenno al fotovoltaico o ad altre rinnovabi-li; ilche farebbe temere che proprio soltanto su quelle il Governo voglia puntare;anche se non rie-sco a crederlo, considerata la situazione che Le hodescritto e che chiunque informato sulla materia Le confermerà;c)- circa il solare termico civile, l’Italia è battuta, ad esempio, daAustria e Grecia per 200 a 8 (mq ogni 100 abitanti), soprattutto per gliostacoli che tali impianti incontrano in troppi regolamenti edi-lizicomunali, anche se da installare su stabili non centrali o non diparticolare valore artistico o sto-rico; molto opportuna quindi la “massimasemplificazione amministrativa” prevista alla lettera d) dell’articolo 2;riguardo invece agli “incentivi”, previsti alla lettera e), fra glioperatori c’è chi so-stiene che essi, se non fossero di natura semplicementefiscale, potrebbero creare più danni che van-taggi al mercato, consideratoche un collettore solare termico, di buona qualità e ben installato,am-mortizza da solo il suo costo, in un tempo ragionevole;d)- circa i biocarburanti, mi consenta di farLe presente, signor Ministro,anzitutto che l’Italia non può dedicarvi le estensioni di terreno che videdica il Brasile, per cui il loro contributo effettivo sa-rebbe minimo, eche comunque, secondo esperti molto qualificati, i biocarburanti sono ilsistema tecnicamente meno efficiente ed energeticamente meno ripagante(qualunque altro è migliore) con cui utilizzare una data superficie diterritorio per ricavare energia dalla radiazione solare inci-dente; veda alriguardo, in calce alla presente, la tabella e i commenti ad essa stralciatida un recente libro di uno dei nostri migliori specialisti in materia dienergia, Domenico Coiante;e)- fra le abrogazioni disposte dall’articolo 6, c’è anche l’articolo 15della Legge 62/2005; articolo che come sopra ho accennato vieta il rinnovodelle convenzioni scadute per fonti “assimilate” e la stipulazione di nuoveconvenzioni di quel tipo; è evidente che la sua abrogazione riaprirebbe lastrada a un proseguimento in perpetuo del vergognoso raggiro Cip6 che statruffando gli italiani da 14 anni; è sicuro, signor Ministro, che sia questoche vuole il Governo ? Non sarà che l’aver compreso l’articolo 15 fra quellida abrogare sia stata una “involontaria svista” di qualche burocrate ? Le chiedo scusa della prolissità, signor Ministro, La ringrazio dell’attenzione e Le porgo i miei più cordiali saluti.
Leonardo Libero
25 giugno 2006
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