
La Prima azienda italiana si chiama "Mafia spa"
e ha un fatturato annuo di 90 miliardi di euro: il 7% del Pil, pari a cinque manovre finanziarie ed otto volte il Tesoretto. E' quanto emerge dal rapporto Sos impresa della Confesercenti sulla criminalità, presentato questa mattina a Roma, in cui si sottolinea che usura e racket - con 40 miliardi di fatturato - costituiscono il principale business per le associazioni mafiose."Dalla filiera alimentare al turismo, dai servizi alle imprese a quelli alla persona, dagli appalti alle forniture pubbliche, al settore immobiliare e finanziario - afferma il rapporto - la presenza della criminalità organizzata si consolida in ogni attività economica". Cresce il condizionamento esercitato delle organizzazioni criminali di stampo mafioso nel tessuto economico del Paese - prosegue la ricerca -. "Mafia Spa" si conferma la prima azienda italiana, il cui fatturato è alimentato da estorsioni, usura, furti e rapine, contraffazione e contrabbando, imposizione di merce e controllo degli appalti. I commercianti, gli imprenditori subiscono 1300 reati al giorno, praticamente 50 l'ora, quasi uno al minuto".Nella mappa del pizzo Catania è una “zona rossa”. A rappresentare la città, nella quale “la presenza mafiosa è capillare” e “il pizzo si paga a tappeto”, hanno partecipato i vertici della Confesercenti di Catania e una delegazione dell’Associazione antiracket antiusura etnea.“In Sicilia - anticipa il rapporto che sarà presentato a breve nella città etnea - sono colpiti 50 mila commercianti e l’80% dei negozi a Catania e Palermo”. “Questi dati - afferma il direttore Confesercenti Alberto Sozzi - diventeranno per noi uno strumento di lavoro per diffondere le informazioni sulla nostra attività e migliorare sempre di più il rapporto con la magistratura e le forze dell’ordine”.Tra l'altro emerge anche che la mafia a Palermo impone un pizzo mensile più esoso rispetto a quello della Camorra a Napoli. Per un negozio nel capoluogo siciliano il racket pretende dai commerciante dai 200 ai 500 euro al mese contro i 100 o 200 della città partenopea. Se l'attività commerciale è di "lusso" e si trova in centro città, la richiesta minima degli estorsori è di 750 euro a Palermo e di 500 euro a Napoli.E' invece di ben 2.000 mila euro la differenza della somma imposta dal racket delle estorsioni ai gestori di supermercati: 5 mila euro a Palermo, 3 mila euro a Napoli. Secondo il rapporto di Confesercenti in Sicilia e in particolare a Palermo e Catania il racket riceve denaro dall'80 per cento dei commercianti. (lasicilia)
Nessun commento:
Posta un commento