venerdì 28 marzo 2008

Per ricordare la strage di Pizzolungo




Con la strage di Pizzolungo la mafia intende uccidere il sostituto procuratore Carlo Palermo, trasferitosi da Trento a Trapani nel febbraio del 1985 per seguire le indagini su un traffico di armi.
Il 2 aprile del 1985, sulla strada statale che attraversa Pizzolungo, posizionata sul ciglio della strada statale, un autobomba è pronta per l'attentato al sostituto procuratore Carlo Palermo. In prossimità dell'auto carica di tritolo l'auto di Carlo Palermo viene superata da una utilitaria. L'autobomba viene fatta esplodere comunque nella convinzione che sarebbe saltata in aria anche l'auto di Carlo Palermo.L'utilitaria invece fa da scudo all'auto del sostituto procuratore che rimane solo ferito.
Nell'utilitaria esplosa, muoiono dilaniati Barbara Asta e i due figli gemelli Salvatore e Giuseppe.Rimangono feriti il giudice Carlo Palermo e i due agenti della scorta: Raffaele Mercurio e Antonio Ruggirello.
Nel 2004, in primo grado sono stati condannati Balduccio Di Maggio, Vincenzo Virga e Riina quali mandanti della strage. Per quanto riguarda gli esecutori, in primo e secondo grado sono stati condannati Gioacchino Calabrò, Vincenzo Milazzo, Filippo Melodia. Ma la sentenza è stata cassata nel ’91 perché gli imputati non avrebbero commesso il fatto. Tra quei giudici c’era Corrado Carnevale.
Fonte: Wikipedia: http://it.wikipedia.org

giovedì 27 marzo 2008

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO DEL CSI E DEL COMITATO TRASMAZARO

Mazara del Vallo, 26 marzo 2008

A Sua .Ecc. Sig. PREFETTO di TRAPANI
All’ Assessorato Regionale Territorio Ambiente
All’ ARPA-SICILIA
Al Responsabile Igiene Pubblica
Distretto Sanitario di Mazara
Al Signor Sindaco di Mazara
Al Signor Sindaco di Marsala
Al Signor Sindaco di Petrosino
Al Presidente della Provincia Regionale di Trapani
Al Dipartimento Provinciale ARPA-Trapani


p.c. Agli Organi di Stampa



Oggetto: richiesta installazione di una stazione automatica
per il controllo dell’inquinamento atmosferico.


Spettabili Autorità,
con un comunicato stampa, l’Amministrazione Comunale di Mazara del Vallo “esprime soddisfazione per la sentenza del Consiglio di Giustizia Amministrativa, che ha accolto un ricorso dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, che di fatto impedisce l’utilizzo delle buccette , come materiale combustibile nella lavorazione delle vinacce da parte delle distillerie”. Evidenziando come “Già in passato il Comune, a seguito delle segnalazioni di associazioni ambientalistiche, aveva allertato le autorità competenti sulla presenza di fumi maleodoranti provenienti dagli impianti della distilleria Trapas.”
Prendiamo atto dei “buoni propositi” del Sindaco di Mazara del Vallo, che supponiamo condivisi dai Sindaci di Marsala, Petrosino ed anche dal Presidente della Provincia Regionale di Trapani.
Considerato che Dipartimento Provinciale ARPA di Trapani con i mezzi a sua disposizione
ha potuto effettuare la verifiche di competenza soltanto durante gli autocontrolli della Ditta,
Per quanto su esposto

C H I E D I A M O

agli Organi competenti di attivarsi affinché venga collocata una centralina fissa per la rilevazione dell’inquinamento atmosferico nelle vicinanze dell’impianto sospettato di immettere in atmosfera i maleodoranti fumi che quasi tutti i fine settimana, da un paio d’anni a questa parte, rende irrespirabile l’aria nei comuni di Mazara, Marsala e Petrosino. Questo fenomeno è particolarmente avvertito nelle ore serali nei quartieri mazaresi di Trasmazaro e Tonnarella confinanti con Petrosino.
All’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, chiediamo copia delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera e degli scarichi dei reflui, a suo tempo rilasciate alla Trapas di Petrosino.
A Sua Eccellenza il Prefetto di Trapani, chiediamo la convocazione di un tavolo tecnico cui partecipino: l’ ARPA Trapani, l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, il Presidente della Provincia Regionale di Trapani, i Sindaci dei Comuni di Mazara del Vallo, Marsala e Petrosino ed eventuali altri soggetti interessati. Allo scopo di affrontare e risolvere in modo definitivo questo inconveniente degli odori nauseabondi e maleodoranti.

Certi di un Vostro interessamento,
cogliamo l’occasione per porgere i più distinti saluti


Comitato Studenti Imbattibili
Prof.Giacomo Anselmo
Comitato Civico per il Trasmazaro
Rino Giacalone

martedì 25 marzo 2008

Lettera di Giovanni Impastato ai figli di Bernardo Provenzano

Lettera di Giovanni Impastato ai figli di Bernardo Provenzano

"Dite no alla mafia,
abbiate il coraggio di diventare liberi,
sarà un modo di amare i vostri familiari ancora di più."

Caro Angelo, caro Francesco Paolo,
sono stato anch'io ragazzo come voi e ancora prima di me lo è stato mio fratello Peppino, che ha pagato con la vita la sua scelta. Siamo tutti figli partoriti dalla stessa mafia. Una mafia che distrugge la vita, sempre, anche quando non lo fa con le armi o con le bombe. Una mafia fatta di uomini che diventano padri e dicono ai loro figli che sono vittime innocenti della giustizia costretti a vivere nascosti come talpe. E la confusione comincia pian piano ad insinuarsi nelle nostre viscere più profonde, ci assorbe il cuore e la mente e la ragione fa fatica a distinguere la verità dalla menzogna.Sono sentimenti che hanno segnato a lungo la mia esistenza, ancora prima quella di Peppino e credo attraversi anche la vostra.Quando mio padre morì provai un dolore atroce, ricordo che il fazzoletto, grande come un tovagliolo che mi diede mia madre, non riusciva a contenere le lacrime ma contemporaneamente non riusciva neppure a contenere quel senso di liberazione dal vincolo di mafiosità che mi aveva lacerato fino a quel momento. Due sentimenti uguali ed opposti che provenivano uno dal cuore e l'altro dalla ragione.Anch'io da ragazzino, avevo circa dieci anni, ho conosciuto la latitanza seppure di riflesso. Mio padre mi portava con sé quando andava a fare le iniezioni a Luciano Liggio malato, latitante nella tenuta di nostro zio, il boss Cesare Manzella a cui è succeduto Tano Badalamenti, boss che ha provveduto anche alla latitanza di vostro padre quando era qui a Cinisi dove conobbe Saveria Palazzolo, divenuta poi vostra madre. Ricordi che custodisco ancora ma che mi sono lasciato alle spalle quando il mio sguardo ha deciso di guardare avanti per fare di me stesso un uomo libero dalla schiavitù mafiosa, che vive e lavora nel rispetto della legalità. E i miei figli per questo mi amano, come io amavo mio padre, ma loro sono anche fieri di me e della mia scelta.Per questo con delicatezza, con umiltà, senza la spocchia di chi è riuscito a vincere dentro di sé e fuori di sé la battaglia più difficile della sua vita, mi rivolgo a voi, ora che la fine della latitanza di vostro padre apre un nuovo capitolo. A te Angelo, che tra poco ti sposerai con una ragazza che mi dicono essere graziosa e gentile, che diventerai come ti auguro padre, chiedo di trovare la forza della verità e il coraggio per sostenerla. Nessuno vuole, tantomeno io, che rinneghi l'amore profondo che ti lega a tuo padre. Ma tacere è condividere. Il tuo silenzio, il vostro silenzio vuol dire condividere seppure non le eserciterete mai, le sue azioni sanguinarie e quelle dell'organizzazione di cui è il capo. Ecco perché il giudizio deve necessariamente essere severo, chiaro anche se l'amore che nutri per lui non potrà mai impedirti di stargli vicino nei momenti del bisogno.Miei cari ragazzi non ci sono strade alternative: solo dicendo "no" a quella mafia che vostro padre incarna, come ha fatto mio fratello, potrete essere cittadini a tutti gli effetti di questo Stato, parte di questa società pronta ad accogliervi nella verità non nella doppiezza. Anche a te Francesco che ti sei impegnato nello studio laureandoti, vincendo una borsa di studio, auguro di trovare la forza per esprimere un giudizio chiaro. Maggiormente a te che sei preso dalla responsabilità di insegnare e dunque di trasmettere dei valori autentici auguro di farlo libero dalla finzione e dalla suggestione negativa di un codice d'onore che si fonda su dei disvalori.Dimostrate a vostro padre, con i fatti, che c'è un altro modo di vivere, diverso da quello incondivisibile suo, l'unico che ha avuto la sventura di conoscere, sarà un modo per amarlo ancora di più.