sabato 27 ottobre 2007

PETIZIONE MAURO ROSTAGNO



IL CSI vi invita a sottoscrivere la petizione per mauro Rostagno.


visitate il sito e firmate la petizione per mauro:

http://www.petitiononline.com/permauro/petition.html






Di seguito il testo della petizione per sapere finalmente la verità sulla morte del giornalista Mauro Ristagno:


Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - Presidente del Senato Franco Marini - Presidente della Camera Fausto Bertinotti - Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Francesco Forgione - Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso
Trapani, 26 settembre 2007 Sono passati ben 19 anni dalla morte di Mauro Rostagno e ai cittadini di questa Repubblica è stato finora negato il diritto di conoscere la verità su quell'omicidio. Le indagini condotte dagli inquirenti non hanno prodotto alcun risultato. Né si notano attività investigative che fanno sperare nel prossimo futuro. La sensazione è che non sia stato fatto ciò che si poteva e si doveva fare. In questi lunghi anni le attività investigative sono state caratterizzate, per una certa fase, da errori, omissioni ed anche depistaggi; per concludersi con una sostanziale inattività. I cittadini non sono in grado di determinare quanti e quali di questi comportamenti siano da addebitare a complicazioni oggettive, a scelte precise, a errori o ad incompetenza; ma avvertono che tutto ciò è gradito ai poteri occulti politico-mafiosi locali e nazionali. Quei poteri che hanno scelto di togliere di mezzo Mauro Rostagno perché la sua attività dava fastidio. In tutti questi anni si sono succedute le commemorazioni per Mauro e in ciascuna di queste occasioni una sola è stata la richiesta avanzata da tutte le componenti della società civile: fate qualcosa! Andate avanti con le indagini per scoprire sicari e mandanti, per svelare compiutamente le ragioni precise di questo atto infame! E questo non solo per l'amore che nutriamo nei confronti della persona Mauro Rostagno, che pure basterebbe; ma principalmente per fare un passo avanti nella guerra contro l'orrida bestia mafiosa. Quest'anno, proprio in occasione dell'anniversario della morte di Mauro, abbiamo registrato una novità. Nel corso di uno speciale giornalistico di un'emittente locale, il Procuratore Ingroia e il Capo della Squadra Mobile di Trapani Linares - persone che hanno dato sin qui prova di grandi capacità professionali e, dunque, particolarmente credibili -, hanno spiegato entro quale quadro investigativo loro pensano debbano essere svolte le indagini, esprimendo una sostanziale fiducia sulla possibilità di ottenere degli apprezzabili risultati. In particolare il Capo della Squadra Mobile si è detto convinto che, nonostante il tempo trascorso, sarebbe possibile giungere alla verità sull'omicidio Rostagno, qualora fosse costituito un gruppo di validi investigatori, dotati delle necessarie risorse, a cui venga assegnato il compito di svolgere indagini specifiche. Noi non sappiamo a chi compete una scelta come questa, né comprendiamo quali siano i risvolti organizzativi e burocratici di una scelta come questa. Abbiamo interpretato, però, queste parole come uno squarcio di luce e di fiducia in una vicenda, sinora, piena soltanto di oscurità. Ci rivolgiamo a Voi, alte cariche della nostra Repubblica, a Voi che siete competenti per ruolo istituzionale, affinché queste parole vengano valutate attentamente e si faccia ciò che non è stato fatto sino ad oggi. Ricordiamo che la stessa oscurità, gli stessi depistaggi, avevano avvolto l'omicidio di Peppino Impastato, e che anche grazie all'intervento della Commissione Parlamentare Antimafia e ad un clima generale più favorevole, si è potuti giungere ad una verità giudiziale che confermava la verità gridata dai compagni di Peppino sin dal primo momento dopo l'omicidio. E' stato detto senza scanso di equivoci che basta un ordine della magistratura, l'impegno degli uomini politici e la richiesta della società civile. Noi, società civile, intendiamo fare fino in fondo la nostra parte. Oggi rivolgiamo questo appello alla politica e alla magistratura affinché si faccia uno sforzo per fare di più e meglio. Per ridare ai cittadini fiducia nelle istituzioni repubblicane. Questa è la nostra volontà. Questo è il nostro sogno.



promotori:

Associazione CIAO MAURO ARCI Circolo Agorà Arciragazzi Ass. La Mongolfiera Associazione Città Futura CGIL ASSOCIAZIONE DELLA STAMPA Trapani BASKET TRAPANI FEDERAZIONE ITALIANA NUOTO Prov. Trapani FEDERAZIONE ITALIANA PALLAVOLO Prov. Trapani LIBERA Associazioni nomi e numeri contro le mafie MeetUp Amici di Beppe Grillo Trapani Associazione SAMAN

martedì 23 ottobre 2007

La prima azienda italiana si chiama "MAFIA"


La Prima azienda italiana si chiama "Mafia spa"


e ha un fatturato annuo di 90 miliardi di euro: il 7% del Pil, pari a cinque manovre finanziarie ed otto volte il Tesoretto. E' quanto emerge dal rapporto Sos impresa della Confesercenti sulla criminalità, presentato questa mattina a Roma, in cui si sottolinea che usura e racket - con 40 miliardi di fatturato - costituiscono il principale business per le associazioni mafiose."Dalla filiera alimentare al turismo, dai servizi alle imprese a quelli alla persona, dagli appalti alle forniture pubbliche, al settore immobiliare e finanziario - afferma il rapporto - la presenza della criminalità organizzata si consolida in ogni attività economica". Cresce il condizionamento esercitato delle organizzazioni criminali di stampo mafioso nel tessuto economico del Paese - prosegue la ricerca -. "Mafia Spa" si conferma la prima azienda italiana, il cui fatturato è alimentato da estorsioni, usura, furti e rapine, contraffazione e contrabbando, imposizione di merce e controllo degli appalti. I commercianti, gli imprenditori subiscono 1300 reati al giorno, praticamente 50 l'ora, quasi uno al minuto".Nella mappa del pizzo Catania è una “zona rossa”. A rappresentare la città, nella quale “la presenza mafiosa è capillare” e “il pizzo si paga a tappeto”, hanno partecipato i vertici della Confesercenti di Catania e una delegazione dell’Associazione antiracket antiusura etnea.“In Sicilia - anticipa il rapporto che sarà presentato a breve nella città etnea - sono colpiti 50 mila commercianti e l’80% dei negozi a Catania e Palermo”. “Questi dati - afferma il direttore Confesercenti Alberto Sozzi - diventeranno per noi uno strumento di lavoro per diffondere le informazioni sulla nostra attività e migliorare sempre di più il rapporto con la magistratura e le forze dell’ordine”.Tra l'altro emerge anche che la mafia a Palermo impone un pizzo mensile più esoso rispetto a quello della Camorra a Napoli. Per un negozio nel capoluogo siciliano il racket pretende dai commerciante dai 200 ai 500 euro al mese contro i 100 o 200 della città partenopea. Se l'attività commerciale è di "lusso" e si trova in centro città, la richiesta minima degli estorsori è di 750 euro a Palermo e di 500 euro a Napoli.E' invece di ben 2.000 mila euro la differenza della somma imposta dal racket delle estorsioni ai gestori di supermercati: 5 mila euro a Palermo, 3 mila euro a Napoli. Secondo il rapporto di Confesercenti in Sicilia e in particolare a Palermo e Catania il racket riceve denaro dall'80 per cento dei commercianti. (lasicilia)

domenica 21 ottobre 2007

La legge Levi-Prodi e la fine della Rete

La legge Levi-Prodi e la fine della Rete

... dal Blog di Beppe Grillo apprendiamo e ...ci associamo...Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video.L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile.Il 99% chiuderebbe.Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”.Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili. Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico.Ps: Chi volesse esprimere la sua opinione a Ricardo Franco Levi può inviargli una mail a : levi_r@camera.it